Dl Fare: si al tetto per i manager pubblici

di Chiara Basciano

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Alla fine di un percorso travagliato la taglia-stipendi dei manager pubblici passa al Senato come voluta dall?esecutivo.

È giunto il via libera da parte del Senato al decreto del Fare, che adesso passa alla Camera per la sua approvazione definitiva. E proprio dall’aula del Senato è arrivata la conferma della volontà di intervento sugli stipendi dei manager pubblici, ai quali viene applicato l’ormai famoso tetto. È stato ripristinato infatti il limite di 300.000 euro (riferibile allo stipendio del presidente della Corte di Cassazione) previsto dal decreto “Salva Italia” per quel che riguarda le società non quotate, mentre per quel che riguarda gli stipendi dei manager delle società quotate e delle società a queste equiparate, che erano rimaste fuori dai tagli fino a questo momento, vi sarà un’ulteriore riduzione del 25%.

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Da un lato, infatti, è stato eliminato l’articolo 12-bis introdotto alla Camera che esonerava dal tetto di 302mila euro i vertici delle società non quotate svolgenti servizi di interessi generali, dall’altro si è introdotto un taglio generalizzato del 25%, che avrà luogo solo in occasione del primo rinnovo e a patto che nel frattempo la società non abbia deliberato, nei 12 mesi precedenti, un taglio analogo. Un iter tutt’altro che privo di contrasti, quello della norma taglia-stipendi, che adesso porta di nuovo i documenti alla Camera, per la terza lettura che darà il via libera definitivo al decreto del Fare.

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