La qualifica di dirigente e suoi limiti

di Teresa Barone

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Limiti e caratteristiche proprie della qualifica di dirigente: la Cassazione mette nero su bianco alcuni concetti chiave.

Con una recente sentenza la Corte di Cassazione si è espressa in merito al riconoscimento della qualifica di dirigente,  specificando che il coordinamento di un gruppo di impiegati attivi nel medesimo ufficio non comporta automaticamente l’attribuzione di una posizione dirigenziale.

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La sentenza  n. 20600 del 9 settembre 2013, inoltre, specifica che per essere qualificato come dirigente non è sufficiente svolgere mansioni in autonomia circoscritte a un singolo servizio i reparto e sotto la guida dell’imprenditore, situazione che anche in questo caso presuppone un limite alle proprie responsabilità.

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La qualifica dirigenziale, invece, è caratterizzata sia da un elevato grado di professionalità sia da notevole potere decisionale, tale da consentire a chi riveste questa carica di «imprimere un orientamento e un indirizzo al governo complessivo dell’azienda».

«La qualifica di dirigente spetta al prestatore di lavoro che, come alter ego dell’imprenditore, sia preposto alla direzione dell’intera organizzazione aziendale, o di una branca o settore autonomo di essa, e sia in concreto investito di attribuzioni che, per la loro ampiezza e per i poteri di iniziativa e di discrezionalità che comportano, gli consentano, sia pure nell’osservanza delle direttive programmatiche del datore di lavoro, di imprimere un indirizzo e un orientamento, con le corrispondenti responsabilità ad elevato livello, al governo complessivo dell’azienda e alla scelta dei mezzi produttivi di essa, così differenziandosi dall’impiegato con funzioni direttive.»

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