Se l’inattività porta alla depressione

di Chiara Basciano

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Il demansionamento vissuto come malattia diventa un caso da denunciare

Essere demansionati e, di conseguenza soffrire di una grave depressione è un caso di certo non isolato. Ma per situazioni del genere esiste ora una regolamentazione precisa.

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Il caso da cui si è partiti tratta di un capoufficio demansionato e costretto all’ozio dopo un periodo di malattia abbastanza lungo. L’ex capoufficio, che era abituato a coordinare più sottoposti e con mansioni di responsabilità si è trovato così in una situazione di stasi che l’ha portato ad una vera e propria depressione. Per quanto riguarda la connessione fra demansionamento e malattia la Corte territoriale ha utilizzato la prova per presunzioni, il giudice di secondo grado, infatti, ha messo in evidenza aspetti della vicenda lavorativa dell’ex capoufficio che lo dimostrassero.

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Con la sentenza n. 23530 del 16 ottobre 2013 la sezione lavoro della Cassazione ha riconosciuto all’ex dirigente dell’ente pubblico il danno da demansionamento per essere stato costretto ad una lunga inattività ed in seguito licenziato. Il risarcimento è stato stimato per un valore pari alla metà dello stipendio percepito per 45 mesi, riconoscendo un danno biologico pari al 20 per cento, accertato anche in base alla relazione fornita dal sanitario del servizio di psicologia clinica.

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