Cosa rischia il dirigente statale che non licenzia?

di Teresa Barone

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Il Ministro Marianna Madia chiarisce cosa cambia per i dirigenti pubblici con la Riforma della PA.

Si inaspriscono i controlli e le sanzioni per i lavoratori statali che compiono illeciti o portano avanti una condotta inadeguata, i cosiddetti “furbetti” protagonisti di una delle misure previste dalla Riforma della PA al vaglio del Governo.

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Regole e restrizioni ben definite rivolte agli statali, dirigenti compresi: a specificare il contenuto e l’importanza di queste misure è il Ministro Marianna Madia, intervistata dal Corriere della Sera. Interpellata riguardo il rafforzamento delle norme ha sottolineato che:

«Lo abbiamo fatto per i casi di truffa con prove assolutamente evidenti. Penso a video e foto che documentino che il lavoratore non è presente in ufficio anche se risulta aver strisciato il badge. In questi casi c’è l’obbligo per il dirigente di allontanare il dipendente entro 48 ore. Se non lo fa, viene a sua volta licenziato e incorre nel reato di omissione di atti d’ufficio». 

Stando alle dichiarazioni del Ministro della Funzione Pubblica, il dirigente che omette di procedere con l’esonero dall’incarico, in casi simili, rischia la reclusione (sebbene spetti al giudice decidere in merito all’applicazione della pena).

In tema di concorsi pubblici (viene abolita la doppia autorizzazione, relativa a concorso e assunzione), il Ministro Madia annuncia novità anche per quanto concerne la dirigenza pubblica:

«Al dirigente pubblico saranno garantite l’autonomia e l’indipendenza fin dall’assunzione per concorso. Ma esse non saranno più legate all’inamovibilità intesa come un percorso automatico di carriera. Passeremo invece a una carriera legata alle valutazioni ricevute. Basta restare a vita nello stesso posto». 

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