L’atteso provvedimento di riforma della professione di commercialista è stato approvato dal Consiglio dei ministri l’11 settembre. Contiene novità di materia di tirocinio, specializzazioni, aggregazioni societarie, equo compenso e riduzione del gender gap.
Per il presidente del Consiglio Nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, «prende così concretamente il via l’iter che porterà alla riscrittura della carta d’identità dei commercialisti italiani, per preservarne la funzione centrale nel nostro sistema economico e fiscale, in un contesto in costante e radicale mutamento».
Il decreto rappresenta l’ultimo tassello di una complessiva riforma delle professioni avviata dal Governo la settimana scorsa, con l’approvazione il 4 settembre di altri tre provvedimenti e, secondo De Nuccio rappresenta «un punto di svolta nella storia della categoria, introducendo criteri di modernizzazione che sapranno proiettare la professione verso il futuro, in linea con le esigenze del Paese e con gli standard europei”.
La riforma generale delle professioni
Il ddl delega è stato approvato in Cdm l’11 settembre, mentre la settimana scorso erano stati votati altri tre provvedimenti, uno di riordino complessivo relativo a 14 professioni ordinistiche, e due specifici rispettivamente per avvocati e professioni sanitarie.
Sono tutti disegni di legge delega, quindi ora devono intraprendere l’iter parlamentare e poi il Governo provvederà a predisporre i decreti attuativi.
Le novità specifiche per i commercialisti
Uno dei punti maggiormente qualificanti del provvedimento di riforma che riguarda i soli commercialisti riguarda il periodo di tirocinio, necessario per accedere all’esame di stato. La nuova norma prevede la possibilità di fare l’intera pratica durante l’università, sia per coloro che frequentano corsi di studio per la laurea magistrale sia per le lauree triennali. In questo modo si velocizza l’accesso alla professione incentivando l’ingresso dei giovani e rafforzando il legame fra accademia e mondo del lavoro.
Novità di rilievo anche in tema di formazione, con un rafforzamento dello strumento che si concentra su alcune materie come la crisi d’impresa e sull’adozione delle nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale.
Vengono poi ridefinite le regole per l’elezione degli organi interni territoriali e nazionali, ma in questo caso a prescindere da quanto verrà approvata in via definitiva la legge è previsto che le prossime elezioni in agenda nel 2026 seguano le vecchie regole.
Ci sono anche, come del resto negli altri provvedimenti legislativi di riforma professioni, disposizioni volte a promuovere la parità di genere. E si abbassa il requisito di iscrizione all’albo per poter ricoprire cariche elettive.
La legge delega contempla poi la predisposizione di un riordino complessivo delle regole sull’esercizio della professione in forma aggregata: studi professionali, società fra professionisti, altre tipologie societarie. E contiene infine misure per l’equo compenso, con la previsione di aggiornare i parametri.