Milano, 30 storie di impresa

di Barbara Weisz

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Nel capoluogo lombardo fra il '96 e il 2008 il numero di aziende è salito del 21,17%, la popolazione del 6,23%. Un libro della Camera di Commercio

C’è chi è passato dalla finanza al benessere agli asili nido, chi produce materiali elettrici ma pensa che sia molto importante l’esperiezna sportiva, chi ha sfruttato la passione per i libri puntando sulle letterature nordiche, chi dopo un classico percorso manageriale ha aperto la propria azienda.

E ognuno racconta la propria ricetta, nella consapevolezza che non ne esiste una valida per tutti, perché il segreto dell’imprenditoria, dicono, è sapersi adattare alle condizioni che cambiano, calcolare bene i rischi, ascoltare gli altri ma saper prendere autonomamente le decisioni.

Sono 30 storie made in Milano quelle raccolte nel volume “Imprenditori”, di Stefano Castelli e Roberta Garruccio, promosso dal Servizio Studi della Camera di Commercio del capoluogo lombardo, che ha anche fatto una ricerca. Fra il 1996 e il 2008 a Milano e provincia il numero di imprese è cresciuto del 21,17%, un tasso decisamente superiore a quello della crescita della popolazione, pari al 6,23%. Nell’intera Italia, nello stesso periodo il numero di aziende è salito del 12,29% e la popolazione del 5,48%. Un dato interessante è rappresentato dall’età media degli amministratori.

Diminuiscono i giovani e i giovanissimi, aumentano gli over 70, segno forse che il ricambio generazionale resta un percorso difficile. Nel dettaglio, gli executive fra i 18 e i 29 anni scendono al 3,14%, dal 4,95%, quelli fra i 30 e i 49 anni, al 40,9% dal 42,96%, quelli fra i 50 e i 69 al 39,25% dal 40,1%, mentre gli ultrasettantenni salgono al 16,08%, dall’11,03%.

Nel libro, ci sono storie di imprenditori che hanno ereditato l’attività di famiglia e altre di chi invece si è fatto da solo. In genere, spiega Antonio Pastore, consigliere della Camera di Commercio milanese «rappresentano un pezzo della storia sociale del territorio milanese».

Cristina Santoni (gruppo Public Consult, Milano), figlia di imprenditori trentini dell’edilizia, si occupa di impiantistica ambientale ed energie alternative: «se devo ricostruire quando è nato il mio interesse per fare l’imprenditore, riconosco questo: non è nato, sono nata io con lui».

Massimo della Porta (Saes Getters, Lainate) fa componenti elettronici, ma considera momento formativo fondamentale lo sport, in cui dichiara di aver «cercato il percorso, l’autodisciplina, l’affrontare le difficoltà, l’esposizione al pubblico, al giudizio, la sfida contro te stesso e contro gli altri». Antonio Pastore (Electron srl, Rho) dal padre elettricista ha preso la passione per il mestiere, e oggi si occupa di installazione di macchine e apparecchiature industriali: «non sono di quelli che hanno uno sconfinato amore per l’oggetto già finito. Per me è più bello costruirlo, quando è finito e va a regime io divento inutile». 

Antonella Manuli (Manuli Rubber Industries), studi internazionali, specializzazione e prime esperienze lavorative in finanza, quando la famiglia della gomma diversifica nel turismo entra nelle Terme di Saturnia, nel 2003 diventa ad, e oggi ha cambiato di nuovo settore lavorando negli asili nido: «la lezione che ne traggo è che i giovani un po’ bisogna buttarli allo sbaraglio, perché è inutile tenerli dieci anni in un posto e farli invecchiare, come si fa qui in Italia».

Emilia Lodigiani (Iperborea srl), laureata in letteratura inglese, è stata a lungo all’estero, e alla fine si è dedicata all’editoria specializzandosi in letterature nordiche: «se c’è una cosa che per fare il mio lavoro bisogna avere, questa è sicuramente la curiosità». Manuela Mariani Abbondanti (Interline Turismo club servizi srl) la sua azienda l’ha fondata negli anni ’80 insieme al marito, si dedica perlopiù a viaggi per operatori e professinisti del settore, anche di formazione: «non mi spaventa niente, non mi spaventa rimboccarmi le maniche e ricominciare da capo in qualsiasi momento perchè la vita ti può sorprendere».

Molto simile la riflessione di Carlo Trotta, (Barley Arts Promotion, Milano), che lavora nell’industria della musica dal ’79: «come ho avuto dei successi clamorosi, ho avuto delle débacle clamorose e so che ne avrò ancora».