Generali, Galateri in pole per il dopo Geronzi

di Barbara Weisz

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Domani il CdA per la scelta del presidente dopo le dimissioni di Geronzi, in conflitto con management operativo e azionisti. Lo scenario e i candidati

E già iniziato il “dopo Geronzi“. Domani si riunirà il consiglio di amministrazione di Generali che dovrà scegliere il nuovo presidente. Il candidato dato per favorito alla vigilia è Gabriele Galateri di Genola, attualmente in Telecom ma che è stato presidente di quella Mediobanca che del Leone di Trieste è il primo azionista, con il 13,47%. Il suo non è l’unico nome che circola in una partita che riguarda, oltre al top management della prima compagnia assicurativa del paese, anche i più generali equilibri in molti dei salotti buoni della finanza italiana.

Gli avvenimenti degli ultimi giorni dimostrano al di là di ogni possibile dubbio la delicatezza della situazione. Cesare Geronzi si è dimesso, ieri mattina, prima dell’inizio di un consiglio che lo avrebbe sfiduciato. Ha così evitato che agli atti del board andasse una lettera di sfiducia sulla quale comparivano le firme di 12 dei 17 componenti del CdA, comprese quelle del Group Ceo, Giovanni Perissinotto, e dell’amministratore delegato, Sergio Balbinot. Frattura insanabile, dunque, fra il top management operativo e il presidente ma anche fra quest’ultimo e i principali azionisti, a partire da Piazzetta Cuccia, rappresentati in CdA da Alberto Nagel, il gruppo De Agostini (2,4%), per cui nel board di Trieste siede il numero uno Lorenzo Pelliccioli. Fra i piùaccaniti sostenitori delle dimissioni di Geronzi, il patron di Tod’s Diego Della Valle, mentre a tentare fino all’ultimo una mediazione sarebbero stati i vicepresidenti Vincent Bolloré e Francesco Gaetano Caltagirone.

Alla fine, uno strappo che solo fino alla settimana scorsa sembrava impensabile, malgrado le divergenze di vedute fossero note ed evidenti. Geronzi, recita il comunicato, ha lasciato l’incarico «dopo pacata riflessione» e «nel superiore interesse della compagnia». La quale lo ringrazia per il suo contributo in qualità di presidente e anche per «la particolare sensibilità e il grande senso di responsabilità dimostrato nel fare questo passo», ovvero nel dimettersi, per «incidere favorevolmente sul clima aziendale».

Geronzi mantiene la presidenza della Fondazione Assicurazioni Generali, mentre si è dimesso anche dalle cariche ricoperte in Pirelli, Rcs Mediagroup e Rcs Quotidiani. Prende una buonuscita da 16,65 milioni di euro, una cifra particolarmente alta anche paragonata alle somme da capogiro che spesso accompagnato gli scossoni di vertice delle grandi aziende.

Alessandro Profumo, per andarsene da Unicredit, ha ottenuto una cifra più alta in termini assoluti, intorno ai 40 milioni, ma più bassa in relazione al fatto che ai vertici di Piazza Cordusio ci era rimasto per 15 anni. Geronzi era presidente di Generali da solo un anno. Lo stesso Geronzi, quattro anni fa ha preso 20 milioni andandosene da Capitalia, ma per 25 anni di incarichi ai massimi livelli.

Il nome considerato più probabile per la successione è, come detto, quello di Gabriele Galateri, che fra l’altro quando era presidente di Mediobanca (dal 2003 al 2007) ricopriva anche l’incarico di vicepresidente del Leone. Fra gli altri candidati, Mario Monti, preside della Bocconi nonchè adivsor di Goldman Sachs ed ex commissario europeo al Mercato Interno e alla Concorrenza, Alberto Quadrio Curzio, docente di Economia Politica all’università Cattolica di Milano, Domenico Siniscalco, presidente di Assogestioni, numero uno per l’Italia di Morgan Stanley International, ex ministro dell’Economia. La rosa dei papabili comprende anche un interno come Alessandro Pedersoli, che già siede in CdA, l’ex Ceo di Unicredti Alessandro Profumo e l’attuale vicepresidente di Piazza Cordusio Fabrizio Palenzona.