Gli stipendi d’oro di (alcuni) top manager italiani

di Roberto Rais

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In vista della pubblicazione dei bilanci 2011 delle società quotate, potrebbero sorgere polemiche sugli stipendi di alcuni top manager.

Polemiche in vista per l’imminente pubblicazione degli stipendi dei manager più pagati d’Italia. Considerato che le società quotate – tra i principali termini di disclosure stabiliti dalla normativa di riferimento – hanno anche l’obbligo di comunicare in maniera trasparente le politiche di remunerazione dei propri vertici, è probabile che nei prossimi mesi, in concomitanza con la pubblicazione dei bilanci d’esercizio 2011, un nuovo polverone indignazione possa sollevarsi.

Se ben ricordate, l’anno scorso aveva creato particolare polemica la mega retribuzione ottenuta da Alessandro Profumo, appena uscito da Unicredit, e che proprio in virtù dell’abbandono della nave dell’istituto di credito aveva ottenuto 38 milioni di liquidazione, che in aggiunta allo stipendio “ordinario” aveva permesso al banchiere di conseguire un compenso complessivo pari a ben 40,59 milioni di euro. Alle spalle di Profumo si era classificato l’evergreen (almeno, sul fronte degli stipendi più ricchi) Luca Cordero di Montezemolo, con una remunerazione di 8,71 milioni di euro, frutto parziale della cessazione del legame presidenziale con la Fiat. Poi Marco Tronchetti Provera (per il presidente Pirelli ci sono 5,95 milioni di euro), Cesare Geronzi (il presidente Generali si ferma a 5,08 milioni di euro), il CEO Eni Paolo Scaroni (4,42 milioni di euro). E nel 2011?

Anche se le indiscrezioni rischiano di confondere gli animi, gli scommettitori puntano particolari attenzioni su Corrado Passera. L’ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, passato dai vertici bancari a quelli dell’esecutivo di Monti, ha lasciato il proprio istituto di credito in cambio di una liquidazione ancora non ufficialmente nota.

Ad ogni modo, nel prossimo futuro si registrerà anche qualche variazione significativa in materia di compensation. Basti pensare alle nuove regole della Consob, che vuole disciplinare il tema in maniera più rigida, attraverso una spinta sulla trasparenza delle informazioni in merito ai guadagni dei top manager, sulla scia di quanto avviene dall’altra parte dell’Atlantico. Tra gli obiettivi di breve e di medio termine vi è anche l’introduzione del meccanismo del clawback, ovvero la restituzione dei super bonus nell’ipotesi in cui gli stessi siano stati erogati sulla base di conteggi poi rivelatisi inesatti.

Ma sarà sufficiente per ridare equità monetaria alle varie strutture societarie, e spegnere i fuochi popolari delle facili indignazioni?