Se il welfare italiano non pensa alle mamme

di Teresa Barone

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Cala la spesa per il welfare al femminile in Italia: giù le nascite e i servizi per l?infanzia.

In una nazione dove non si investe nei servizi di welfare a sostegno del lavoro femminile e della conciliazione tra carriera e famiglia non può che verificarsi un netto calo delle nascite, con la conseguente riduzione dell’utilizzo di alcuni tra i principali strumenti di supporto alla maternità, come i congedi parentali.

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Questo è quanto emerge dall’Osservatorio sull’Imprenditoria Femminile curato dall’Ufficio studi di Confartigianato e presentato in occasione della 15esima Convention di “Donne Impresa Confartigianato” in programma a Roma il 21 e 22 ottobre. Se in Italia la spesa pubblica destinata alle donne per il sostegno della natalità e della famiglia è pari a 20,3 miliardi (1,3% del Pil),  la media UE presenta cifre ben più alte, con una spesa superiore del 39,3%.

A calare, quindi, non sono solo le nascite ma anche  l’utilizzo di servizi welfare come il congedo obbligatorio retribuito di maternità, il congedo parentale, l’assegno di maternità erogato dallo Stato e dai Comuni e l’assegno al nucleo familiare. Solo il 14% dei minori di età inferiore ai 3 anni, inoltre, utilizza i servizi pubblici per la prima infanzia (asili nido e micronidi).

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Unico dato positivo, e tuttavia in contrasto con le cifre presentate qui sopra, riguarda la percentuale di imprenditrici donne presenti nella penisola: si parla di 1.524.600 esponenti de sesso debole che hanno scelto la strada del lavoro autonomo legato all’avio di un’impresa che tradotto in percentuale significa il 16,3% di tutte le donne occupate. La media europea, in questo caso, si ferma al 10,3%.