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Pensioni INPS, l’anticipata vale 824 euro più di quella di vecchiaia

di Teresa Barone

24 Luglio 2026 08:00

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Il monitoraggio INPS assegna 2.088 euro medi a chi esce con l'anticipata e 1.264 a chi arriva alla vecchiaia, con una distanza di 824 euro al mese

Uscire con la pensione anticipata vale in media 824 euro al mese in più che aspettare la vecchiaia. È la distanza che emerge dall’ultimo monitoraggio INPS sui flussi di pensionamento, aggiornato al 2 luglio 2026, e riguarda 232.395 persone andate in pensione nei primi sei mesi dell’anno attraverso i due canali ordinari.

In sintesi:

  • le pensioni anticipate nel primo semestre 2026 sono 100.356, con un importo medio mensile di 2.088 euro;
  • le pensioni di vecchiaia sono 132.039, con un importo medio mensile di 1.264 euro;
  • nel primo semestre 2025 gli stessi valori erano 2.076 e 1.136 euro, per una distanza di 940 euro;
  • l’importo medio delle nuove pensioni del semestre è 1.264 euro, quello delle sole gestioni previdenziali 1.376 euro.

Anticipata a 2.088 euro, vecchiaia a 1.264

Chi ha lasciato il lavoro con la pensione anticipata nel primo semestre 2026 percepisce un assegno medio di 2.088 euro mensili, contro i 1.264 euro di chi ha raggiunto i requisiti della pensione di vecchiaia. La differenza è di 824 euro al mese, il 65% in più, e si ripete ogni mese per tutta la durata del trattamento.

La ragione è nel meccanismo di calcolo, non in un trattamento di favore. L’anticipata ordinaria richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza requisito anagrafico: chi la ottiene ha per definizione un montante contributivo superiore a chi arriva ai 67 anni con una carriera più corta o discontinua. Il canale anticipato seleziona le carriere piene, quello di vecchiaia raccoglie tutte le altre.

La vecchiaia recupera terreno sull’anticipata

Il confronto con il monitoraggio pubblicato dodici mesi prima, alla stessa distanza dalla rilevazione, mostra due velocità opposte. L’importo medio della pensione di vecchiaia è salito da 1.136 a 1.264 euro, con una crescita dell’11,3%. Quello della pensione anticipata è passato da 2.076 a 2.088 euro, con un aumento dello 0,6%. La distanza tra i due canali si è quindi ridotta da 940 a 824 euro in un anno.

Il movimento è coerente con l’innalzamento dell’età media di accesso alla pensione già rilevato dal Rapporto annuale dell’Istituto: chi arriva oggi alla vecchiaia ci arriva mediamente con più anni di versamenti alle spalle rispetto a chi ci arrivava un anno fa, mentre la platea delle uscite anticipate si è ristretta a chi possiede requisiti contributivi pieni.

=> Requisiti pensione 2027 e 2028, le tabelle INPS caso per caso

Invalidità e superstiti sotto i mille euro

Le altre due categorie di trattamento producono assegni molto più bassi di entrambi i canali ordinari. Nel primo semestre 2026 le pensioni di invalidità previdenziale liquidate sono 24.307, con un importo medio di 830 euro, mentre le pensioni ai superstiti sono 106.927, con 970 euro medi.

Categoria Pensioni liquidate e importo medio mensile
Pensioni anticipate 100.356 e 2.088 euro
Pensioni di vecchiaia 132.039 e 1.264 euro
Pensioni ai superstiti 106.927 e 970 euro
Pensioni di invalidità 24.307 e 830 euro

Il peso delle due categorie più povere spiega la distanza tra i due indicatori generali del monitoraggio. L’importo medio del totale delle gestioni previdenziali è 1.376 euro, quello di tutte le nuove pensioni del semestre scende a 1.264 euro perché comprende anche i 53.432 assegni sociali erogati nello stesso periodo.

Il divario di genere segue la tipologia di uscita

Le pensioni liquidate alle donne nel primo semestre 2026 hanno un importo medio di 1.048 euro, quelle liquidate agli uomini 1.506 euro, con una differenza del 30,41%. Il divario nasce dalla diversa distribuzione tra i canali di uscita, perché l’anticipata a carriera piena è largamente maschile mentre le pensioni ai superstiti sono in netta prevalenza femminili. Quest’ultima categoria è l’unica in cui l’importo femminile supera quello maschile.

Nel semestre sono state liquidate 87.111 pensioni ai superstiti a donne, con 1.042 euro medi, e 19.816 a uomini, con 651 euro. Il confronto che evidenzia il divario complessivo in crescita dal 26,2% al 30,41%, compara però periodi disomogenei: nel primo semestre 2025, misurato alla stessa distanza dalla rilevazione, la differenza era già del 30,37%.

Quante pensioni sono state pagate ad oggi

Le pensioni con decorrenza nel primo semestre 2026 e liquidate entro il 2 luglio sono 417.061. Quelle con decorrenza nell’intero 2025 sono 892.108, con un importo medio mensile di 1.216 euro.

I due valori non sono però confrontabili, come l’Istituto avverte nella nota all’Osservatorio. Le pensioni del 2025 comprendono anche quelle definite in seguito, fino al 2 luglio 2026, mentre quelle del 2026 includono solo le pratiche già chiuse alla stessa data. Alla rilevazione di tre mesi prima le pensioni con decorrenza 2025 erano 880.139 con una media di 1.221 euro: le quasi dodicimila liquidazioni arretrate arrivate nel frattempo hanno abbassato l’importo medio dell’annualità, e lo stesso accadrà ai numeri del 2026.

La ripartizione per gestione previdenziale

Il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti concentra la quota maggiore delle liquidazioni, seguito dalla Gestione Dipendenti Pubblici e dalle gestioni dei lavoratori autonomi.

  • Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, 352.632 nel 2025 e 170.245 nel primo semestre 2026;
  • dipendenti pubblici, 126.591 e 45.558;
  • artigiani, 88.308 e 42.861;
  • commercianti, 78.454 e 38.296;
  • fondi speciali, 63.630 e 26.911;
  • parasubordinati, 50.779 e 24.551;
  • coltivatori diretti, coloni e mezzadri, 32.604 e 15.207;
  • assegni sociali, 99.110 e 53.432.

La distanza tra le gestioni ricalca quella tra i canali di uscita. Sulle nuove pensioni del primo trimestre 2026 l’Osservatorio assegna 2.204 euro medi alla Gestione Dipendenti Pubblici, 1.472 euro al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) e 903 euro alle gestioni dei lavoratori autonomi considerate nel loro complesso, con aliquote contributive storicamente più basse e carriere più frammentate.

La stima dell’assegno sul proprio caso

Le medie del monitoraggio descrivono un flusso di quasi mezzo milione di persone e nessuna di quelle persone percepisce esattamente 1.264 euro. La distanza tra gli 830 euro di un trattamento di invalidità e i 2.088 di una pensione anticipata misura quanto la stessa statistica possa dire poco sulla singola posizione.

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