Pro e contro del Jobs Act

di Chiara Basciano

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Discussione aperta sulla riforma del lavoro, individuando punti critici e sviluppi futuri

Nuove prospettive si aprono con l’attuazione del Jobs Act ma spesso regna la confusione in materia, allora per fare il punto della situazione e capire il cambiamento in atto ha avuto luogo il convegno dal titolo “Le riforme del lavoro – Jobs Act. Cosa cambia davvero”, organizzato a Milano lo scorso dallo Studio De Luca – Avvocati Giuslavoristi.

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Diversi i pareri degli esperti intervenuti, Giampietro Castano, Coordinatore dell’Unità di Crisi Industriali presso il Ministero della Sviluppo Economico, ha affermato durante il convegno «Il Jobs Act è buona riforma anche se, per essere uno strumento utile, deve essere perfezionato. Da un lato, infatti, è auspicabile un potenziamento delle politiche attive che coinvolgano le parti sociali, mentre dall’altro è necessario l’introduzione di strumenti che privilegino le imprese in cui Stato e privati giochino un ruolo attivo».

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Marco Bentivogli, Segretario Generale Nazionale FIM CISL è stato invece più critico, arrivando a definire l’art. 18 come un’arma di distrazione di massa «Se non accompagnata da interventi di incentivazione della produttività, il Jobs Act è poco efficace in termini di creazione di nuovo lavoro. Per assicurare nuovi posti d’impiego non è sufficiente la flessibilità in uscita, ma sono necessari anche incentivi in entrata. È necessario infine guardare all’esempio di flexicurity americana, in cui le minori tutele nella fase di cessazione del rapporto di lavoro, vengono compensate da un mercato occupazionale più dinamico, che consente ai lavoratori di potersi ricollocare».

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Al contrario pareri positivi da parte di Vittorio De Luca, Managing Partner dello Studio De Luca «I provvedimenti di legge, in buona parte non ancora entrati in vigore, rappresentano un deciso passo avanti nella modernizzazione del diritto del lavoro in Italia».