La moda smart

di Chiara Basciano

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Si diffonde lo Smart Working, ma deve essere un cambiamento radicale e non una moda.

Avere una visione manageriale moderna oggi significa ripensare il rapporto coi dipendenti, favorendo una maggiore responsabilizzazione ed implementando lo smart working.

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Mette in evidenza la crescita d’interesse per il lavoro flessibile l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, dimostrando come si sia raddoppiata la percentuale delle aziende interessate allo smart working, passando dall’8% al 17%.

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Però Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working mette in guardia affermando «Le organizzazioni devono però evitare l’errore di farsi trascinare dall’effetto moda, introducendo un cambiamento solo superficiale, senza cogliere l’opportunità di ripensare profondamente cultura e modelli organizzativi per liberare nuove energie dalle persone. Fare davvero Smart Working, cioè, è un percorso lungo e profondo di continua evoluzione. Significa andare oltre l’introduzione di singoli strumenti e creare un’organizzazione orientata ai risultati, fondata su fiducia, responsabilizzazione, flessibilità e collaborazione».

In primis gli strumenti individuati per questo tipo di percorso sono PC portatili, tablet o smartphone, già presenti nel 91% delle grandi imprese. E si risolve il più delle volte in una flessibilità di orario, presente nell’82% delle grandi organizzazioni e nella social collaboration, attivata già dal 77% di grandi imprese. Rimane indietro invece lo spazio fisico, ancora legato ad una visione più standard.

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I primi ad essere coinvolti nel cambiamento appaiono proprio i manager, infatti analizzando i progetti di Smart Working già avviati nelle grandi aziende italiane, si scopre che il promotore del progetto è nel 91% dei casi il top management.