Working hard VS working smart

di Chiara Basciano

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Smettere di glorificare il superlavoro per andare verso un lavoro intelligente, che ragiona per obiettivi.

Lavorare fino a tardi, lavorare nei fine settimana. Nell’immaginario comune questo significa essere dediti al proprio lavoro, eppure impiegare la maggior parte del tempo in questo modo non sempre vuol dire essere produttivi.

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Essere capaci di dire basta, stabilire delle priorità e concentrarsi al massimo durante un numero misurato di ore è invece il modo migliore per raggiungere alti risultati. Sacrificare la propria vita, con l’obiettivo di scalare la vetta, non porta automaticamente ai risultati sperati, il successo è invece un mi di tante cose, in cui anche la soddisfazione per la propria vita privata ha il suo peso.

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Alexander Taub, fondatore di SocialRank, distingue tra il working hard contro il working smart, ponendo l’accento su quest’ultimo e dimostrando come buttare vie le ore non sia necessario per raggiungere i propri obiettivi. Il working smart non significa necessariamente fare tardi a lavoro, anche se a volte può essere necessario, ma, piuttosto, essere produttivi ed efficienti.

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Per questo è necessario un cambio di mentalità, evitando di glorificare il superlavoro, puntando invece al raggiungimento degli obiettivi. I manager devono, in prima persona, ripensare alla propria vita e on pretendere sforzi eccessivi dai propri dipendenti, cercando di andare incontro alle esigenze di ognuno. Un’azienda felice è un’azienda produttiva, non si deve mai dimenticare.

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