Largo alla Gig Economy

di Chiara Basciano

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Cambia il volto del mercato del lavoro: i freelancer al potere.

Avere a disposizione un esperto per il tempo che serve, questa è la base della Gig Economy, che dà un nuovo volto all’economia. Il posto fisso, le strutture fortemente gerarchiche, i cartellini da timbrare, stanno diventando tutti elementi parte di una cultura del passato.

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La Gig Economy potrebbe essere definita come la rivoluzione dei freelancer, in cui i rapporti si stabiliscono su un equo dare avere. Il concetto non è molto lontano dalla vita di tutti i giorni, nel momento stesso in cui si prenota una stanza con Airbnb o si sale in macchina di un iscritto a Bla Bla Car allora si sta facendo parte della Gig Economy. Il fenomeno, d’altronde, sembra avere proporzioni sempre più grandi, basti pensare che durante il 2015 ben il 44% dei cittadini ha usufruito di servizi facenti parte della Gig Economy.

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Analizzando i dati nel dettaglio si viene a scoprire che il 22% ha offerto servizi di questo tipo, il 42% li ha utilizzati e il 70% ha utilizzato piattaforme on line utili per lo scambio di beni. Esempio lampante del successo di un’impresa basata sulla Gig Economy è Uber, che nel corso degli ultimi cinque anni ha visto crescere esponenzialmente il suo valore, passando dai 60 milioni del 2011 ai 60 miliardi di quest’anno. Una parte dei lavoratori potrebbe obiettare che questo tipo di economia non rende la vita facile, causando instabilità, ma le ricerche dimostrano che non è affatto così. Il 71% dei lavoratori che offrono servizi infatti si dichiara soddisfatto dell’andamento del proprio lavoro.

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