Dirigenti esclusi da mobilità e Cig: bocciatura UE

di Francesca Vinciarelli

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L'UE ha bocciato la legge italiana che esclude i dirigenti aziendali dalla mobilità e dalla cassa integrazione: i dettagli.

La Legge n. 223/1991, la quale prevede l’esclusione dei dirigenti dalla mobilità e dalla cassa integrazione, è incompatibile con la normativa UE. A sentenziarlo è stata la Corte di Giustizia Europea, con la Sentenza C-596/12 dopo che i chiarimenti richiesti dalla Commissione Europea con un parere motivato sull’esclusione dei dirigenti sia dall’applicabilità delle disposizioni riguardanti la mobilità sia dal computo dei lavoratori ai fini degli obblighi di informazione e consultazione nei casi di licenziamento collettivo. Per la Suprema Corte UE l’applicazione della Legge n. 223/1991, oltre che a impiegati, operai e quadri, deve essere estesa senza distinzione a tutte le categorie di lavoratori, compresi i dirigenti, così da non essere in contrasto con la normativa comunitaria.

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Sentenza UE

Tra le motivazioni, la Corte ha sottolineato che in Italia la cassa integrazione si applica solo alle aziende con più di quindici dipendenti e che i dirigenti sono considerati nel calcolo della manodopera dell’impresa al fine di stabilire se la cassa integrazione è applicabile pur essendo esclusi dalla Cig stessa e dalle eventuali successive procedure di licenziamento collettivo, applicate poi solo a operai, quadri e impiegati. Tale trattamento diseguale non risulta in linea con l’ordinamento europeo. Più in particolare si legge nella nota della Corte UE, «avendo escluso, mediante la legge n. 223/1991, recante norme in materia di cassa integrazione, mobilità , trattamenti di disoccupazione, la categoria dei dirigenti dall’ambito di applicazione della procedura prevista dall’articolo 2 della direttiva 98/59/CE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi, l’Italia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti».