Decreto Fare: imprese contro il DURT

di Barbara Weisz

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Pioggia di critiche sul DURT (Documento unico di regolarità tributaria): Confindustria e Rete Imprese Italia chiedevano l'abolizione della responsabilità fiscale negli appalti e non certo un nuovo adempimento.

Dopo l’approvazione del Decreto Fare, è tempo di critiche: le imprese esprimono forti perplessità sull’introduzione del Documento unico di regolarità tributaria DURT:

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L’introduzione del DURT è contenuta nell’articolo 50 del Dl: l’impresa appaltatrice si libera della responsabilità fiscale chiedendo il DURT all’azienda in subappalto secondo procedure stabilite a breve dall’Agenzia delle Entrate.

Le imprese chiedono di rivedere l’intera questione della responsabilità solidale negli appalti. Per Confindustria«invece dell’abrogazione integrale di questo complicato adempimento, che sta paralizzando la filiera dei pagamenti tra imprese, è stato introdotto un ulteriore onere dalla portata interpretativa e applicativa molto incerta».

Il Dl rende sì più flessibile l’attuale normativa eliminando la reponsabilità solidale in relazione ai versamenti IVA (ma non a quelli sui contributi da lavoro), ma solo perchè il fardello si sposta da un soggetto ad un altro, conl’introduzione di un nuovo adempimento.

Anche più duro il commento di Rete Imprese Italia: «Il testo del Decreto del Fare viaggia in direzione diversa da quella promessa dal Governo. […] chiedevamo l’abolizione» spiega il presidente Malavasi, mentre «troviamo ulteriori adempimenti con l’introduzione del DURT, un nuovo mostro».

Rete Imprese Italia è critica anche su altri punti del Decreto, che «presentato come una spinta destinata a favorire le imprese, ma si sta trasformando nel suo opposto, con più burocrazia, maggiori costi e minori facilitazioni».

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