Se la guerra in Iran si protrarrà per l’intero 2026, l’incidenza dei costi energetici sul fatturato delle imprese manifatturiere italiane salirà al 7,6%, dal 4,9% del 2025. La stima arriva dal Centro studi di Confindustria, che nella Congiuntura Flash di aprile segnala il costo dell’energia come primo ostacolo per le aziende industriali. Intanto il PIL tiene — Confcommercio stima per aprile una crescita dello 0,3% su marzo — ma l’inflazione torna a salire al 2,3% annuo, il livello più alto da novembre 2023, e l’incertezza frena la fiducia di famiglie e imprese.
Confcommercio, i dati di aprile su PIL e inflazione
Confcommercio stima per aprile una variazione del PIL dello 0,3% su marzo e dell’1,3% su aprile 2025. Secondo il direttore dell’Ufficio studi, Mariano Bella, la domanda delle famiglie e il turismo hanno sostenuto la crescita congiunturale nel primo trimestre. L’inflazione dovrebbe registrare ad aprile un rialzo congiunturale dello 0,7%, portando la variazione su base annua al 2,3%, il livello più alto da novembre 2023.
Il quadro resta fragile. Nello scenario peggiore elaborato dall’Ufficio studi di Confcommercio — petrolio a 100 dollari al barile fino a febbraio 2027 — l’inflazione potrebbe toccare il 6% a fine 2026, la crescita annua fermarsi allo 0,3% e la perdita per le famiglie raggiungere i 963 euro nel biennio 2026-2027.
Confindustria, i numeri della Congiuntura Flash di aprile
La Congiuntura Flash del Centro Studi di Confindustria conferma che lo shock energetico si legge già nei dati. Il prezzo del petrolio si attesta a 102 dollari al barile in media ad aprile, 40 dollari in più rispetto a dicembre. Il gas TTF si è moderato a 48 euro/MWh dopo il picco di 53 a marzo, quasi il doppio dei 28 euro di dicembre. Il cambio euro-dollaro, fermo a 1,16, non aiuta ad attenuare i rincari per l’Eurozona.![]()
Crolla la fiducia delle famiglie: il clima economico è crollato da 99,1 a 88,1 a marzo, anticipando una frenata dei consumi. I tassi sovrani italiani sono risaliti al 4,02% dal 3,36% di fine febbraio. La produzione industriale segna un calo dello 0,5% nel primo trimestre, mentre reggono gli investimenti sostenuti dalle risorse del PNRR.
Le imprese industriali segnalano tre criticità principali
L’Indagine Rapida somministrata da Confindustria tra il 18 e il 25 marzo alle grandi imprese industriali associate ha individuato i principali ostacoli legati al conflitto. Il costo dell’energia è indicato come criticità dal 25% dei rispondenti, seguito dai costi di trasporto e assicurazione (21,9%) e dal costo delle materie prime non energetiche (18,4%).
Se il conflitto si prolunga oltre un mese, le preoccupazioni si spostano: le materie prime non energetiche diventano il primo rischio (20,7%), seguite dall’energia (19,4%) e dai trasporti (15,4%). Le pressioni sui costi restano per ora più rilevanti dei problemi di approvvigionamento fisico, ma con una guerra lunga la quota di imprese che segnala difficoltà nella fornitura di materie prime sale dal 7,4% all’11,3%. In gioco anche 22 miliardi di export verso i Paesi del Golfo e forniture critiche di alluminio e fertilizzanti.
Due scenari sulla bolletta energetica della manifattura
Già nel 2025, la manifattura italiana pagava una bolletta energetica superiore a quella di Francia e Germania, con un’incidenza dei costi energetici al 4,9%, in crescita del 25% rispetto al 3,9% pre-Covid. L’analisi di scenario del Centro studi quantifica l’impatto del conflitto in due ipotesi.
| Guerra termina a giugno | Guerra dura tutto il 2026 |
| petrolio a 110 dollari in media annua | petrolio a 140 dollari in media annua |
| bolletta +7 miliardi rispetto al 2025 | bolletta +21 miliardi rispetto al 2025 |
| incidenza energetica al 5,9% | incidenza energetica al 7,6% |
Nello scenario peggiore, l’incidenza del 7,6% si avvicina all’8,3% toccato nel 2022 durante la crisi legata alla guerra in Ucraina, un livello che Confindustria definisce non sostenibile e che eroderebbe la competitività delle imprese italiane sia in Europa sia rispetto ai concorrenti americani, che pagano l’energia a costi strutturalmente inferiori.
Il Decreto Bollette varato a febbraio — con uno sconto in bolletta di 3,4 euro/MWh per le imprese nel 2026 — rischia di rivelarsi insufficiente se lo shock geopolitico si consolida nei prossimi mesi.
invece il conflitto si protrae per l’intero 2026, con il petrolio a 140 dollari al barile in media annua, il costo aggiuntivo salirebbe a 21 miliardi di euro e l’incidenza energetica al 7,6% del fatturato. Un livello paragonabile all’8,3% toccato nel 2022 durante la crisi legata alla guerra in Ucraina, che Confindustria definisce «non sostenibile» per il tessuto produttivo italiano, penalizzante soprattutto rispetto ai concorrenti americani che pagano l’energia a costi strutturalmente inferiori.
Il Decreto Bollette varato a febbraio — con uno sconto in bolletta di 3,4 euro/MWh per le imprese nel 2026 — rischia di rivelarsi insufficiente se lo shock geopolitico si consolida nei prossimi mesi.