Decreto Bondi: ricorso Altroconsumo a UE contro equo compenso

di Alessandro Vinciarelli

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Altroconsumo dice no alle novità introdotte nel mercato audiovisivo italiano dal decreto Bondi sull'equo compenso e dalla piattaforma satellitare Tivù e presenta ricorso alla nuova Commissione europea

Altroconsumo si schiera contro il decreto Bondi e all’equo compenso, oltre che contro Tivù, consorzio di canali per il digitale terrestre, presentando ricorso al nuovo al Garante europeo per la Concorrenza Joaquin Almunia.

Le due novità del mercato audiovisivo italiano non piacciono all’associazione dei consumatori, ritenute frutto di accordi di privilegio a danno dello sviluppo del mercato IT e TLC.

Per quanto riguarda l’equo compenso per quota privata l’accusa è di abuso di posizione dominante. Infatti la sua estensione a tutti i dispositivi di archiviazione – prima previsto solo su cd, dvd vergini e masterizzatori – indipendentemente dall’effettiva presenza di una copia privata, renderebbe la “tassa” iniqua e il gettito che ne deriverà si conformerebbe come un vero e proprio aiuto di Stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo.

Per quanto riguarda Tivù – la nuova piattaforma satellitare frutto della joint venture tra Rai, RTI (Mediaset) e Telecom Italia Media – l’accusa è di concentrare ulteriormente il mercato pubblicitario televisivo bloccando eventuali competitor a discapito di incentivi verso lo studio e la realizzazione di programmi di qualità.

In più il protocollo di codifica utilizzato, incompatibile con quello del decoder Sky, renderebbe inaccessibile la propria programmazione generalista che soprattutto la Rai è tenuta a fornire, essendo un servizio pubblico. Un servizio per il quale la Rai percepisce già un aiuto di Stato: il canone di abbonamento annuale.

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