Abolizione TASI, effetti su mercato e consumi

di Barbara Weisz

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Abolizione TASI: ripresa dei consumi limitata dalla percezione transitoria della misura e dalla mancanza di altri fattori determinanti. Analisi Banca d'Italia.

In Italia, sulle tasse prima casa sono cambiate cinque legislazioni in sette anni: tanto da indurre il mercato a non considerare definitiva l’abolizione TASI prevista nella Legge di Stabilità 2016, perdendo efficacia. E’ l’analisi di Luigi Federico Signorini, vice direttore generale della Banca d’Italia, espressa in Commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla Nota di aggiornamento al DEF 2015.

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Bankitalia mette in luce punti e favore ed elementi critici dell”abolizione TASI, evidenziando come frequenti modifiche della fiscalità immobiliare:

«potrebbero indurre le famiglie a non reputare lo sgravio ora programmato come permanente, limitando significativamente gli effetti della misura sulle scelte di consumo». E’ «il quinto intervento negli ultimi sette anni: l’imposta sulla proprietà della prima casa è stata abrogata dal 2008, reintrodotta nel 2012 con l’IMU, sostanzialmente eliminata nel 2013, ripristinata dal 2014 con la TASI».

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Dunque, una misura che vuole essere espansiva potrebbe, almeno in una prima fase, non tradursi in risparmi e aumento dei consumi. Del resto, già nell’autunno 2012, in base all’indagine sui bilanci delle famiglie italiane, il 78% degli intervistati riteneva che l’abolizione IMU sulla prima casa avrebbe avuto carattere transitorio. Non si può escludere un sentiment simile, a pochi anni di distanza, caratterizzati da ulteriori novità (ad esempio, proprio l’introduzione della TASI che oggi si vuole abolire).

Il taglio delle tasse sulla casa dovrebbe aiutare a incrementare i consumi delle famiglie, grazie al maggior reddito disponibile e spingere il mercato delle quotazioni immobiliari. Per quanto riguarda l’impatto sui consumi, oltre alle considerazioni precedentemente esposte sulla percezione della transitorietà dello sgravio, l’evidenza empirica, secondo la Banca d’Italia, suggerisce che «i consumi direttamente influenzati dallo sgravio potrebbero essere circoscritti alle famiglie con vincoli di liquidità».

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In generale, il successo dell’abolizione TASI dipenderà, secondo la Banca d’Italia «dalla misura in cui essa sarà percepita come permanente» e da una serie di altri fattori, tra cui l’efficienza del sistema della finanza locale , il miglioramento del clima di fiducia nelle prospettive future dell’economia, altri interventi fiscali che potrebbero contribuire al rilancio dell’attività nel settore Costruzioni, cuneo fiscale sul lavoro, tassazione di impresa, interventi in ambito urbanistico e ambientale.

Si pone l’accento anche su possibilità di effetti distorsivi legati al disallineamento fra basi imponibili e valori di mercato. La Riforma del Catasto è dunque sollecitata, anche a sostegno di precedenti rchieste dell’Unione Europea.

«La rivalutazione delle rendite catastali – spiega Signorini – potrebbe rendere disponibili risorse da utilizzare, a parità di gettito, per il ripristino di un sistema di detrazioni analogo a quello applicato nel 2012», ne conseguirebbe «un livello di progressività superiore sia a quello dell’IMU applicata nel 2012 sia a quello della TASI nel 2014».

Altre riflessioni

Per quanto riguarda il confronto europeo, Signorini ricorda che la «tassazione sugli immobili è molto diffusa nel mondo e in Europa come fonte di risorse per gli enti locali, per il collegamento fra valore degli immobili e politiche locali, per la relativa stabilità del gettito e per le limitate possibilità di evasione». Mediamente, le tasse immobiliari in Europa si attestano all’1,5% del PIL, in linea con i dati italiani.

Nel frattempo si prospetta anche l’abolizione TASI su terreni agricoli e imbullonati (i macchinari fissati al suolo delle imprese): costo complessivo stimato, in termini di mancato gettito, 4-5 miliardi l’anno. L’obiettivo finale del Governo è abolire le tasse per accorpare IMU e TASI in un’unica imposta immobiliare comunale. Il gettito IMU 2014 è stato pari a 20 miliardi (di cui oltre 16 di pertinenza comunale, rappresentando circa il 60% delle risorse tributarie degli enti), il gettito TASI ha raggiunto 4,6 miliardi (circa un sesto delle entrate comunali), di cui 3,5 relativi alle abitazioni principali.

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