Diritto d’autore: Sky e M5S contro la SIAE

di Noemi Ricci

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Braccio di ferro Sky e SIAE sui compensi per i diritti d'autore, nella quale si inserisce il M5S con una proposta di legge volta a liberalizzare il mercato.

Sky Italia e Movimento 5 Stelle invocano la libertà di mercato e si mettono insieme contro la SIAE (Società Italiana Autori Editori), sul cui ruolo nel sistema culturale italiano – spesso messo in discussione – non è mai stata realmente fatta chiarezza fa parte dei governi italiani. Ruolo che nel corso del tempo è cambiato, soprattutto alla luce della rivoluzione digitale che ha stravolto il mercato dei diritti d’autore, al posto e forse più di quanto avvenuto in altri ambiti.

Ci si interroga, quindi, su quali siano le migliori modalità per gestire oggi il diritto d’autore, nell’interesse di autori, editori e fruitori. In un parere del 1° giugno 2016 reso a Governo e Parlamento, Giovanni Pitruzzella, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), ha dichiarato:

L’intervento di liberalizzazione dovrebbe essere integrato da una riforma complessiva delle modalità di intermediazione dei diritti delineate dalla legge sul diritto d’autore, senza trascurare una rivisitazione del ruolo e della funzione della SIAE nel mutato contesto.

Riforma complessiva che tuttavia non è stata mai attuata. Ricordiamo che la SIAE è un ente pubblico economico a base associativa e se, da una parte, c’è chi sostiene la necessità di avere sul mercato un sito pubblico che monitori il mercato dei diritti d’autore, dall’altra c’è chi contesta il monopolio della SIAE, dubitando della sua funzione pubblica e proponendo la liberalizzazione.

Sky vs. SIAE

E tra le voci contrarie alla SIAE in questi giorni si sta facendo sentire con forza quella di Sky che ha diramato un comunicato con il quale ha invocato più trasparenza e abolizione dei privilegi. Una diatriba nata lo scorso dicembre quando la SIAE ha aperto la querelle nei confronti dell’emittente televisiva sul pagamento dei diritti d’autore.

Per Sky, quello italiano è un assetto monopolistico dell’intermediazione dei diritti d’autore, ormai anacronistico che va contro una corretta evoluzione competitiva del mercato e la direttiva europea Barnier, direttiva n. 26 del 2014, con la quale l’Europa chiede ai Paesi membri di uniformare le regole sulla raccolta e la gestione dei diritti d’autore, con l’obiettivo di consentire agli autori ed artisti di scegliere liberamente a quale operatore affidare i propri interessi.

Le ragioni SIAE

La SIAE si difende affermando di non aver mai ostacolato l’apertura del mercato e di aver sempre rispettato la legge sul diritto d’autore e sull’equo compenso. Legge richiamata nella “lettera aperta”  firmata da migliaia di nomi noti iscritti alla SIAE:

Giù le mani dal diritto d’autore. Gli autori italiani stanno assistendo sbalorditi ad un attacco contro i loro diritti. Da mesi Sky ha deciso di utilizzare i contenuti creativi frutto del nostro lavoro senza più corrispondere alcuna remunerazione per il loro sfruttamento, come invece prevede la legge sul diritto d’autore e sull’equo compenso.

Non solo. Abbiamo appreso anche che questa emittente sta cercando di utilizzare un’istruttoria contro la SIAE, pendente da un anno presso l’Antitrust, per cercare di dare una sorta di legittimazione al suo comportamento contrario al diritto d’autore. Sarebbe grave se l’Antitrust aderisse ad un disegno che punta ad azzerare un diritto acquisito che garantisce la libertà degli autori, per favorire gli interessi  di gruppi internazionali che cercano di scardinare alcuni principi fondanti dell’Unione europea: e cioè che “la creazione artistica e letteraria, compreso il settore audiovisivo” non sono oggetto di semplificazioni e armonizzazioni forzate, così come vanno tutelate la diversità culturale e il diritto degli autori ed editori italiani di scegliere liberamente se affidare le proprie opere all’estero o gestirle dall’Italia per le utilizzazioni sul territorio nazionale.

Se questa strategia dovesse passare, assisteremmo alla incredibile affermazione del paradosso per cui pagando meno autori ed editori si otterrebbe un aumento della produzione culturale.

Un insulto per tutti coloro i quali hanno contribuito a portare l’industria culturale al terzo posto nella nostra economia. Un’industria sana e realmente italiana, che è parte fondamentale della storia del nostro Paese e di quella ripresa economica di cui oggi tutti vogliono prendersi il merito. Il diritto d’autore è un diritto del lavoro. Non è merce di scambio per garantire profitti miliardari a chi rifiuta di restituire agli autori quanto stabilito dalla legge.

M5S e riforma SIAE

Legge che a breve, però, potrebbe cambiare vista la dichiarazione di Sergio Battelli, un giovane parlamentare del M5S, che annuncia, trovando l’appoggio di altri componenti del M5S, una proposta di legge per “liberalizzare il settore”:

Il Movimento 5 Stelle fin dal suo ingresso in Parlamento, ha portato avanti la battaglia per porre fine al Monopolio SIAE, istituito con una legge risalente al 1941. Un’era fa. Una normativa che ha evidentemente bisogno di profondi cambiamenti, di essere al passo coi tempi. Con questa proposta di legge, ci proponiamo di concedere, finalmente, agli artisti la libertà di scegliere a chi e a quali condizioni concedere la tutela dei propri diritti. Ciò comporta la possibilità di promuovere veramente le proprie opere, con indubbio beneficio degli artisti emergenti e della diffusione di opere d’arte e di cultura innovative. In questo modo nasceranno start-up interessate ad alimentare un mercato ricco e bisognoso di innovazione.

La SIAE, invece, va trasformata in organo pubblico e di controllo, predisposto a vigilare, come necessario, sulla corretta applicazione delle norme e delle disposizioni relative al diritto d’autore. Questa nuova legislatura non ha affatto cambiato le nostre convinzioni. Come abbiamo già avuto modo di constatare, le finte modifiche della scorsa legislatura non hanno scalfito minimamente il monopolio detenuto dalla SIAE. E questo non è più accettabile.

Oggi per beneficiare della concorrenza un autore dovrebbe (e potrebbe) rivolgersi ad un operatore estero, ma non è possibile creare una collecting nel nostro Paese. Un paradosso che pone in nostro Paese in una posizione di inferiorità. È urgente linfa al settore, sotto tutti i punti di vista.

Nuovi soggetti devono essere messi in condizione di operare liberamente sul mercato italiano, gli artisti devono essere liberi di scegliere a chi affidare le proprie opere, gli operatori devono essere liberi di scegliere a chi affidarsi. La nostra proposta è ambiziosa, scritta per cambiare davvero, non per mettere una toppa, per questa ragione la dobbiamo sostenere con tutte le nostre forze.