Manovra, Lanzillotta: severa ma necessaria. Crisi, ora tocca all’Europa

di Barbara Weisz

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La parlamentare Api Linda Lanzillotta promuove la manovra, severa ma necessaria. L'Italia ha recuperato credibilità, ora tocca all'Europa. L'intervista di PubblicaAmministrazione.net.

Una manovra «molto severa», che però serve a «far fronte a un’emergenza». Il premier Mario Monti è stato costretto a fare «il lavoro che il sistema politico non ha fatto per 15 anni». E ha permesso all’Italia di «recuperare credibilità» a livello internazionale. A parlare è Linda Lanzillotta, parlamentare Api (Alleanza per l’Italia), nonchè ex ministro degli Affari Regionali nel governo Prodi. «Gli italiani capiranno» ha detto ieri alla Camera intervenendo in sede di presentazione della manovra contenuta nel decreto appena presentato dal governo Monti. E intervistata da PubblicaAmministrazione.net, ha commentato una manovra, l’ennesima di questo 2011, che chiede nuovi sacrifici agli italiani, e più in generale ha parlato delle sfide che il nuovo esecutivo si trova davanti.

Sottolineando che fra le altre cose il governo dovrebbe considerare l’ipotesi di assegnare una competenza certa sui temi dell‘innovazione tecnologica. Da più parti (l’Internet Governance Forum 2011, ma anche gli Stati Generali dell’Innovazione), era arrivata una richiesta in questo senso. La squadra dei ministri è ormai al completo, ma ad esempio l’Api aveva chiesto un sottosegretario. E comunque ritiene che serva una figura di «coordinamento e stimolo di tutte le iniziative». Secondon Lanzillotta, in effetti il governo ci sta pensando.

Onorevole Lanzillotta, come commenta una manovra che per l’ennesima volta chiede sacrifici, anche pesanti, ai cittadini?

E’ una manovra molto severa, che tuttavia ha due significati: far fronte a un’emergenza finanziaria gobale, in cui l’Italia è diventata un punto debole. E a Monti è toccato fare il lavoro che il sistema non ha fatto per 15 anni, penso a riforme come le pensioni. Ci sono punti positivi, come l’avvio di alcune riforme di liberalizzazione, la riduzione del perimetro pubblico, alcuni passaggi di modernizzazione del sistema, l’adeguamento a standard europei. Tutte cose dovute dopo l’ingresso nell’euro.

E’ chiaro che Monti si è trovato davanti alla necessità di agire con misure sia per ridurre il deficit che strutturali, un’impresa non facile. Ma direi che lo ha fatto con equilibrio, distribuendo il peso della manovra su diverse categorie, dando il senso di solidarietà sociale.

Ci sono settori, come l’evasione fiscale, su cui si può e si dovrà fare di più. Ma bisognava fare misure di gettito certo. E la manovra, pur molto severa, è equilibrata. I mercati a caldo hanno reagito bene (ieri, n.d.r.), ma la vera partita per uscire dalla crisi si gioca a Bruxelles giovedì. Ora ad esempio anche la Germania deve fare la sua parte: in Europa bisogna accelelare sul ruolo della Bce, e sull’unione politica europea.

E le sembra che in Europa ci siano le condizioni per farlo?

Tutti i paesi europei hanno la consapevolezza che uscire dalla crisi ha dei costi, anche per i più forti. L’impatto che la crisi ha in Germania, è pesante anche per ciascun cittadino tedesco. La cancelliera tedesca Angela Merkel deve avere il coraggio di parlare il linguaggio della verità, assumersi il ruolo leadership, anche perchè in Germania la maggioranza dell’opinione pubblica non corrisponde necessariamente alla base elettorael della Merkel. Ed è paradossale che per una minoranza elettorale tedesca si metta in discussione un progetto strategico europeo. Dunque, giovedì si attende un assunzione reponsabilità della Germania. Così come l’Italia ha preso atto della necessità di recuperare credibilità, e lo ha fatto.

Tornando all’Italia, e alla manovra, ritiene che non sia ancora una volta sfavorevolmente sbilanciata a svantaggio della crescita?

Nelle priorità di Monti ci sono crescita, equità e rigore. Quindi, dal punto di vista strategico c’è un ben salto. Un mese fa il ministro dell’Economia (Giulio Tremonti, ndr) diceva che il pil non si fa con le leggi. Ora c’è un governo che considera prioritaria la crescita, come elemento per garantire un consolidamento duraturo dei conti. I mercati non credono a conti che non si poggino su una prospettiva di crescita. E’ chiaro che la crescita non si fa in un mese, avrà bisogno di più tempo per emergere.  Comunque in manovra ci sono misure importanti per le imprese: l’Ace, ovvero l’aiuto alla crescita economica, la defiscalizzazione dell’Irap, le agevolazioni per i venture capital. Ci sono misure per l’accelerazione delle opere pubbliche, in passato rallentate quasi ad arte per non avere problemi di impatto sul bilancio dello stato. E c’è un pacchetto di liberalizzazioni, ad esempio degli ordini, delle farmacie, e mi auguro che ci sia anche il trasporto locale. Non è ammissibile che si finanzi con un aumento dell’accise sulla benzina (al costo di 1,6 mld per i consumatori) senza una liberalizzazione che punti all’efficienza del settore.

Insieme alla manovra, prosegue anche l’iter della legge costituzionale per inserire il pareggio di bilancio in costituzione. Penso al recente rapporto del Censis secondo ci esprimiamo quotidianamente con termini per non comprendiamo e che non c’entrano con la vita di tutti i giorni. Come spiegare ai cittadini per quale motivo è importante una misura molto tecnica come il pareggio in costituzione?

Fino ad ora abbiamo speso più di quanto abbiamo prodotto, finanziando la spesa facendo debito. Il nuovo principio è che spenderemo quello che avremo prodotto. Tante tasse lo stato raccoglierà, tante spese potrà fare. Non si potrà più scaricare sul futuro attraverso il debito il costo di quello che noi consumiano oggi. E’ una trasformazione radicale della cultura politica, in un paese che ha prodotto un debito al 120% del pil. La comunità internazionale e i mercati non ci fanno più credito.