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Legge di Bilancio, stop cedolare secca negozi

di Barbara Weisz

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Non viene approvata la proroga cedolare secca negozi, aliquota al 21% fino al 31 dicembre 2019, poi torna la tassazione ordinaria: misura in Legge di Bilancio, proteste Confedilizia.

C’è una marcia indietro sulla cedolare secca negozi nella Legge di Bilancio 2020: il rush finale di approvazione degli emendamenti ha visto la bocciatura della proposta di proroga 2020. Dunque, non si potrà più applicare la tassazione agevolata con aliquota al 21% sull’affitto dei negozi (categoria catastale c/1).

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Il no è stato deciso in commissione Bilancio al Senato, dove non sono passati gli emendamenti alla Legge di Bilancio che chiedevano, appunto, la proroga.

La cedolare secca al 21% sui canoni commerciali, lo ricordiamo, era stata prevista dalla manovra dello scorso anno, per il solo 2019 (comma 59, legge 145/2018). Il testo della norma, che non è stata prorogata, consente di applicare la cedola secca ai contratti di affitto dei negozi stipulati nel 2019 (se hanno una superficie non superiore ai 600 mq, escluse le pertinenze).

Quindi, fino al prossimo 31 dicembre è possibile applicarla, mentre i contratti d’affitto che verranno firmati dal primo gennaio 2020 non potranno prevederla.

Attenzione: basta che il contratto venga firmato entro la fine anno, anche se la registrazione avviene poi nel 2020. L’importante è che quest’ultimo passaggio avvenga entro 30 giorni dalla stipula. Ricordiamo che la cedolare secca negozi si può applicare sia ai nuovi contratti che ai rinnovi di contratti già in essere.

Prevedibili le proteste del settore. «Si elimina l’unica misura con la quale vi era speranza di rianimare un comparto in crisi, contribuendo anche a migliorare l’aspetto delle nostre città, combattendo degrado e insicurezza.

Davvero incredibile» commenta Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia. «In assenza della cedolare – prosegue – il proprietario è infatti soggetto all’Irpef, all’addizionale regionale Irpef, all’addizionale comunale Irpef e all’imposta di registro, per un carico totale che può superare il 48% del canone e al quale deve aggiungersi la patrimoniale Imu-Tasi, oltre alle spese di manutenzione dell’immobile e al rischio morosità».

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