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Consumerizzazione IT: la rivoluzione dal basso

di Alessia Valentini

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Come adottare con efficacia e sicurezza il modello Consumerizzazione IT nella propria impresa, rinnovando la policy aziendale in ottica BYOD: strumenti e consigli.

Il Mobile Work guadagna terreno e per il 2012, complice la diffusione degli smartphone sul lavoro in piena ottica Consumerizzazione IT: le imprese hanno imparato che concedere ai dipendenti di utilizzare i propri dispositivi mobili (tablet, smartphone, laptop e così via) per scopi aziendali incrementa la produttività e migliora i risultati. Esattamente come è accaduto per i Social Media, sempre di più utilizzati anche per il Business.

Si delinea così un quadro di integrazione che parte dal basso, dalla voglia dei dipendenti di lavorare in modo più semplice, comodo e immediato. Si profila infatti un cambiamento culturale, un’onda lunga che non resta appannaggio degli alti manager e delle figure dirigenziali – tipicamente dotate di smartphone e tablet aziendali – ma investe tutti gli addetti, standardizzando la consuetudine di utilizzare propri device in modo autorizzato per gestire risorse informative aziendali.

Trend

Già dal 2010 Gartner aveva annunciato che la consumerizzazione dell’IT in ambito aziendale sarebbe stato il trend imperante per i 10 anni a venire. Gli studi recenti confermano. Tra l’altro, la ricerca Avanade ha svelato che è proprio l’Italia il paese leader al mondo per utilizzo di di strumenti IT personali sul lavoro.

Consapevoli dei vantaggi, infatti, le nostre aziende vi stanno investendo adottando la policy BYOD (Bring Your Own Device), con l’obiettivo di soddisfare al meglio le esigenze dei dipendenti e non solo: a beneficiare della Consumerizzazione IT è la produttività oltre che la soddisfazione dei dipendenti, subito seguita da un miglior accesso alle informazioni e alla collaborazione interna.

La verità è che nuove generazioni in azienda non sono più disposte ad accettare procedure farraginose nelle proprie attività lavorative e sentono il bisogno di ritrovare nel mondo lavorativo le stesse implementazioni di cui usufruiscono nel privato.

Il report Cisco “Connected World” condotto in tempi non sospetti (2010) già evidenziava l’insoddisfazione dei dipendenti su politiche di accesso ai dati obsolete: il 63% dei dipendenti italiani suggeriva policy aggiornate magari trovando un compromesso tra utilizzo dei dispositivi, social media, mobilità e flessibilità lavorativa – e il 22% si dichiarava pronto a violare le norme vigenti in azienda pur di soddisfare le crescenti esigenze di comunicazione e lavorare meglio.

Nuove politiche IT

Le aziende devono passare a un approccio di tipo “security as a service”.

Dettare regole che non tutti seguiranno è inefficce e pericoloso. Molto meglio creare una sorta di white list di applicazioni approvate aziendalmente per fornire ai dipendenti strumenti sicuri, come suggeriscono gli esperti Gartner. E per i dipendenti che lavorano da remoto, si dovrebbe realizzare una procedura di autenticazione forte, che funzioni indipendentemente dal dispositivo.

Il modello Apple di mantenere gli utenti liberi all’interno di un ambito operativo controllato ma funzionante, sembra vincente: fornire scelte multiple per la stessa finalità operativa è anche opportuno,  a garanzia della capacità di esprimere preferenze offerta all’utente.

Gli utenti, dal canto loro, applicando il modello Consumerizzazione IT operano per la sicurezza implicitamente (trattandosi di terminali propri!), in virtù di una self-awareness che, in condizioni di lavoro standard, è notoriamente più difficile da ottenere, se non mediante corsi specifici e diffusione di policies appropriate.

Consumerizzazione IT in azienda

Secondo Seagate le imprese non possono ignorare il nuovo trend perché potrebbe compromettere la competitività: se i dipendenti si sentiranno limitati dalle politiche IT aziendali (leggi demotivati) ci saranno presto o tardi ricadute negative in termini di performance. Come dire: seguendo una policy aziendale obsoleta sono i dipendenti i primi a sentirsi inefficienti.

Questa real time collaboration richiede però strumenti e applicazioni ad hoc per supportare il business in questo ambito, con moduli applicativi che consentano di risolvere criticità in ambito Mobile, Social e Cloud nel pieno rispetto della sicurezza e della privacy.

Soiel International, ad esempio, organizza ad esempio un seminario per indicare alle aziende la via da seguire, facendo leva sui nuovi modelli di erogazione di servizi on the Cloud e sul Mobile Device Management, oltre che sugli strumenti di Business Intelligence CRM ed SCM per le applicazioni di social business.

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