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Fondi pensione, solo il 3,9% dei negoziali finanzia l’economia reale italiana

di Anna Fabi

14 Settembre 2026 09:02

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Dal 2007 ai fondi pensione sono confluiti oltre 115 miliardi di TFR mentre cresce l’uso di private equity, private debt e infrastrutture per finanziare le imprese.

Il patrimonio dei fondi pensione continua a crescere ma solo una piccola parte delle risorse raggiunge l’economia produttiva italiana. Il Tredicesimo Report di Itinerari Previdenziali calcola che nel 2025 appena il 3,9% del patrimonio dei fondi pensione negoziali sia stato investito in economia reale domestica, esclusi i Titoli di Stato. Dal 2007, intanto, ai fondi pensione sono confluiti 115,452 miliardi di euro di TFR.

Fondi pensione, solo il 3,9% nell’economia reale italiana

Su un patrimonio di 81,517 miliardi di euro, i fondi pensione negoziali destinano all’economia reale italiana il 3,9% delle risorse: l’1,6% è investito in azioni italiane e il 2,3% in obbligazioni corporate emesse da imprese del Paese. A queste quote si aggiunge il 9,9% investito in Titoli di Stato italiani, portando l’esposizione complessiva verso l’Italia al 13,8%.

Traducendo le percentuali del Report in valori assoluti, la quota destinata direttamente a azioni e obbligazioni delle imprese italiane vale circa 3,18 miliardi di euro, mentre circa 8,07 miliardi sono investiti in debito pubblico nazionale. Nei fondi negoziali, quindi, le risorse destinate ai Titoli di Stato italiani sono oltre due volte e mezzo quelle indirizzate verso l’economia reale domestica.

Casse e Fondazioni investono di più nelle imprese

Il confronto tra investitori istituzionali evidenzia una forte distanza tra fondi pensione e altri soggetti previdenziali e fondazionali. Applicando al patrimonio analizzato le percentuali pubblicate da Itinerari Previdenziali, emerge quanto capitale sia effettivamente esposto all’economia reale italiana, al netto dei Titoli di Stato:

Investitore Patrimonio Quota economia reale Risorse stimate
Fondi pensione negoziali 81,52 mld 3,90% 3,18 mld
Fondi pensione preesistenti autonomi 42,72 mld 8,80% 3,76 mld
Casse privatizzate 122,68 mld 15,82% 19,41 mld
Fondazioni di origine bancaria 47,11 mld 39,76% 18,73 mld

La differenza è particolarmente netta per le Fondazioni di origine bancaria, che destinano all’economia reale una quota superiore di oltre dieci volte a quella dei fondi negoziali. Per le Casse privatizzate l’esposizione è del 15,82%, mentre i fondi pensione preesistenti autonomi raggiungono l’8,8%.

Il TFR conferito ai fondi supera 115 miliardi

Dal 2007 alla fine del 2025 sono confluiti nei fondi pensione 115,452 miliardi di euro di TFR. Il Report sottolinea la distanza tra questa massa di risorse provenienti dal sistema produttivo e la quota che viene successivamente investita nell’economia reale domestica.

La questione interessa direttamente le imprese perché il TFR rappresenta una componente della liquidità aziendale fino al momento in cui viene destinato alla previdenza complementare o, quando previsto, al Fondo di Tesoreria INPS. Itinerari Previdenziali stima inoltre in quasi 112 miliardi le risorse confluite nel circuito del Fondo di Tesoreria dall’avvio della riforma del 2007.

Investimenti diretti dei fondi verso i private market

Una tendenza diversa emerge dagli investimenti diretti dei fondi pensione negoziali, saliti a circa 878 milioni di euro nel 2025 dai 738 milioni del 2024. Erano 550 milioni nel 2023, 380 milioni nel 2022 e 300 milioni nel 2021: in quattro anni le risorse sono quindi quasi triplicate.

Circa 860 milioni sono investiti direttamente in Fondi di investimento alternativi da 17 fondi pensione negoziali. Le infrastrutture rappresentano il 43,09% di questa esposizione, il private equity il 25,96%, il private debt il 23,45%, gli investimenti a impatto sociale il 6,78% e il venture capital lo 0,72%.

Private equity, infrastrutture e private debt: spazio alle PMI

La crescita dei private market è uno dei canali attraverso cui la previdenza complementare può aumentare il finanziamento dell’economia produttiva. Circa 200 milioni degli investimenti diretti in FIA dei fondi negoziali fanno capo al Progetto Economia Reale promosso da Assofondipensione e Cassa Depositi e Prestiti, attraverso fondi di fondi dedicati a private equity, private debt e infrastrutture.

Nel solo segmento della transizione energetica risultano investiti circa 80 milioni di euro. Parallelamente aumentano i mandati di gestione nei private asset: a fine 2025 le convenzioni erano 34, contro 26 nel 2024 e 17 nel 2022, sottoscritte da 14 fondi pensione negoziali per circa 1,3 miliardi di euro.

Il regime fiscale può già favorire una parte di questi flussi: per gli investimenti degli enti previdenziali nel venture capital e nelle PMI sono previste specifiche agevolazioni quando vengono rispettati requisiti e modalità stabiliti dalla normativa.

Fondo di garanzia per imprese senza più TFR

Per Itinerari Previdenziali una delle leve per avvicinare TFR, fondi pensione e finanziamento delle PMI sarebbe il ripristino di un Fondo di garanzia dedicato alle imprese che perdono liquidità a seguito del conferimento del trattamento di fine rapporto alla previdenza complementare.

Il meccanismo era previsto dall’articolo 10, comma 3, del D.Lgs. n. 252/2005, che rinviava alle modalità del Fondo di garanzia istituito dall’articolo 8, comma 1, del DL n. 203/2005 per facilitare l’accesso al credito delle imprese dopo il trasferimento del TFR. La disposizione fu successivamente eliminata dalla Legge n. 296/2006, articolo 1, comma 764, che sostituì i primi tre commi dell’articolo 10.

Dai fondi pensione un potenziale poco utilizzato per le PMI

I numeri mostrano quindi una doppia dinamica: il patrimonio previdenziale aumenta e cresce progressivamente l’esposizione verso infrastrutture, private equity e private debt, mentre la quota complessiva dei fondi negoziali destinata direttamente all’economia reale italiana rimane contenuta al 3,9%.

La distanza rispetto a Casse e Fondazioni indica lo spazio disponibile per una maggiore allocazione verso imprese italiane e PMI, a condizione che rendimento, diversificazione e tutela previdenziale degli iscritti rimangano i criteri che governano le scelte di investimento.