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Fondo pensione per nuovi nati, contributo dello Stato alla nascita

di Barbara Weisz

28 Agosto 2026 09:13

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Apertura del ministro Calderone alla proposta INPS, contributo pubblico iniziale, versamenti volontari dei familiari e nuovi incentivi fiscali allo studio

Il Governo valuta l’inserimento nella Legge di Bilancio 2027 di un fondo pensione aperto alla nascita per ogni nuovo nato, alimentato da un primo versamento a carico dello Stato e affidato all’INPS. L’apertura arriva dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone, che in un’intervista al Corriere della Sera del 23 agosto 2026 ha definito utile e opportuna la proposta avanzata dal presidente dell’INPS Gabriele Fava: «Valutiamo la fattibilità del fondo previdenziale alla nascita».

In sintesi:

  • il contributo iniziale sarebbe a carico dello Stato, con versamenti volontari successivi di genitori e familiari e poi del beneficiario una volta entrato nel lavoro;
  • la gestione andrebbe all’INPS con funzioni di monitoraggio e rendicontazione, la vigilanza alla COVIP e l’indirizzo ai ministeri del Lavoro e dell’Economia;
  • il riferimento tedesco è la Frühstart-Rente, dieci euro al mese dai 6 ai 18 anni per un totale di 1.440 euro, il cui disegno di legge è stato approvato dal Bundeskabinett il 12 agosto 2026 e attende Bundestag e Bundesrat;
  • il limite di deducibilità dei contributi alla previdenza complementare è salito a 5.300 euro dal periodo d’imposta 2026, ai sensi dell’art. 1, comma 201, della L. n. 199/2025 che ha modificato l’art. 8, comma 4, del D.Lgs. n. 252/2005;
  • i nati in Italia nel 2025 sono stati 355mila, in calo del 3,9% sul 2024, secondo l’Istat nel rapporto Indicatori demografici pubblicato il 31 marzo 2026.

Fondo pensione alla nascita, Governo aperto alla proposta INPS

Il fondo pensione per i nuovi nati prevede l’apertura di una posizione previdenziale individuale per ogni bambino, avviata da un versamento pubblico e alimentata negli anni dai familiari e, dall’ingresso nel mercato del lavoro, dal titolare stesso. Calderone ha collocato l’ipotesi nel lavoro preparatorio della prossima manovra, senza indicare l’importo del contributo iniziale.

La proposta ha una genealogia precisa. Il primo a formularla è stato il presidente della COVIP Mario Pepe, che nella relazione annuale del 2025 aveva indicato un bonus di ingresso alla previdenza complementare per i minori, con la possibilità di destinare le somme anche al percorso di studi. Il presidente dell’INPS Gabriele Fava l’ha rilanciata trasformandola in un terzo pilastro previdenziale a regia pubblica. Un tentativo parlamentare era già stato compiuto in occasione della manovra 2026, con un emendamento di Fratelli d’Italia che istituiva presso l’INPS il Fondo di previdenza per i Giovani, attivabile entro i primi tre mesi di vita con un versamento iniziale di 100 euro e un contributo pubblico di 50 euro. La misura non è entrata nel testo della L. n. 199/2025.

Ipotesi gestione INPS e vigilanza COVIP

L’assetto immaginato dal ministero affida la gestione all’INPS e la vigilanza alla COVIP, con i ministeri del Lavoro e dell’Economia in funzione di indirizzo. Calderone ha motivato la scelta con la presenza di un contributo iniziale a carico dello Stato, aggiungendo che una collaborazione con operatori di mercato non è esclusa.

L’architettura solleva una questione tecnica di sostanza. L’INPS amministra oggi un sistema a ripartizione, nel quale i contributi dei lavoratori attivi finanziano le pensioni in pagamento. Un fondo alla nascita è per costruzione un sistema a capitalizzazione, dove le somme vanno investite sui mercati per produrre un rendimento lungo sessant’anni. Sono due mestieri diversi, e la distanza fra i due spiega perché la discussione si sia concentrata sulla governance più che sull’importo.

Quanto varrebbe il contributo dello Stato

Un contributo pubblico una tantum di 200 euro alla nascita, lasciato investito fino a 67 anni senza altri versamenti, produce fra 750 e 2.800 euro in potere d’acquisto attuale, a seconda del rendimento reale ottenuto. È l’ordine di grandezza che le cifre nominali circolate in questi giorni tendono a nascondere.

La simulazione che segue è un’elaborazione di PMI.it costruita su ipotesi esplicite: contributo statale iniziale di 200 euro alla nascita, versamento familiare costante fino ai 18 anni, nessun versamento successivo, capitalizzazione fino a 67 anni. I rendimenti sono espressi al netto dell’inflazione, così che gli importi risultino confrontabili con gli euro di oggi, e al lordo dei costi di gestione e della tassazione delle prestazioni.

Versamento della famiglia Rendimento reale 2% Rendimento reale 3% Rendimento reale 4%
nessun versamento 750 euro 1.450 euro 2.800 euro
25 euro al mese 17.900 euro 31.800 euro 56.300 euro
50 euro al mese 35.000 euro 62.100 euro 109.800 euro

La lettura della matrice porta a una conclusione che nessuna delle due formulazioni politiche mette in evidenza. Il contributo pubblico funziona come innesco simbolico e come veicolo di educazione finanziaria, mentre la dimensione del capitale finale dipende quasi interamente dalla capacità di versamento della famiglia. Cinquanta euro al mese per diciotto anni valgono, nello scenario intermedio, oltre quaranta volte il contributo statale iniziale. Per collocare queste cifre rispetto all’assegno pubblico atteso è utile il calcolo della pensione, che stima importo e decorrenza sulla base della propria posizione contributiva.

Il modello tedesco Frühstart-Rente e le differenze con l’ipotesi italiana

La Frühstart-Rente tedesca non è un fondo alla nascita e non è ancora legge. Il contributo pubblico di dieci euro al mese decorre dal sesto compleanno e si interrompe ai 18 anni, per un massimo di dodici annualità e 1.440 euro complessivi. Il Gesetzentwurf presentato dal Bundesministerium der Finanzen è stato approvato dal Bundeskabinett il 12 agosto 2026 e deve ancora completare l’iter fra Bundestag e Bundesrat.

Il Governo federale punta a chiudere la procedura entro il 2026 per un’entrata in vigore il 1° gennaio 2027, con decorrenza retroattiva al 1° gennaio 2026 e prima coorte formata dai nati nel 2020. Le somme confluiscono in un deposito individuale certificato presso banche, assicurazioni o altri operatori autorizzati, intestato al minore, con l’erogazione della prestazione statale affidata alla Zentrale Zulagenstelle für Altersvermögen presso la Deutsche Rentenversicherung Bund. Se la famiglia non apre alcun deposito, le risorse confluiscono in un investimento collettivo pubblico.

Il Bundesministerium der Finanzen stima che i 1.440 euro pubblici producano circa 2.200 euro alla maggiore età e circa 53.000 euro al pensionamento senza ulteriori versamenti, cifra che sale a circa 107.000 euro se i genitori aggiungono dieci euro al mese. Sono valori nominali, riferiti a una scadenza che dista oltre mezzo secolo. Due differenze rispetto all’ipotesi italiana meritano attenzione: la Germania sceglie una gestione privata vigilata e regolata, mentre l’ipotesi Calderone colloca l’amministrazione dentro l’ente pubblico, e la Germania eroga un flusso mensile per dodici anni, mentre in Italia si discute di un innesco una tantum.

Trentino-Alto Adige, fondo nuovi nati già in Italia

Un fondo previdenziale per i nuovi nati esiste già in Italia su base regionale, in Trentino-Alto Adige, dove la Regione apre una posizione previdenziale al neonato versando 300 euro alla nascita, all’adozione o all’affidamento, seguiti da 200 euro annui per i quattro anni successivi, per un totale di 1.100 euro di contributo pubblico.

Il beneficio è condizionato: la famiglia deve versare a sua volta 100 euro all’anno, i genitori devono risiedere nella Regione da almeno tre anni e il minore deve mantenere la residenza per tutta la durata dell’incentivo. La platea comprende i bambini che al 1° gennaio 2025 non avevano ancora compiuto cinque anni, o per i quali non erano trascorsi cinque anni dall’adozione o dall’affidamento. L’accesso avviene su domanda. La Regione ha stimato un’adesione pari al 20% dei potenziali beneficiari su circa 8.500 nascite e adozioni annue, con un impegno di poco più di 3,2 milioni di euro il primo anno e una stabilizzazione attorno ai 2 milioni annui.

«Con questa legge investiamo fin dalla nascita nel futuro previdenziale dei nostri figli» ha dichiarato l’assessore regionale alla previdenza sociale Carlo Daldoss, promotore della norma, che colloca lo strumento in una logica di sussidiarietà e lo descrive come una forma di risparmio utilizzabile lungo l’intero arco della vita, dall’acquisto della casa alle spese sanitarie.

Il precedente altoatesino offre l’unico tasso di adesione osservato su un fondo per i nuovi nati in Italia. Una partecipazione stimata a un quinto della platea, in una Regione con redditi medi elevati e con un contributo pubblico di 1.100 euro, indica che la generalizzazione nazionale della misura dovrà misurarsi con una propensione al risparmio previdenziale ben più bassa della soglia necessaria a rendere rilevante il capitale finale.

Deducibilità e incentivi fiscali

Il ministro ha indicato negli incentivi fiscali la condizione per il funzionamento dello strumento, ipotizzando un ulteriore innalzamento della deducibilità dei contributi versati. Il limite annuo è stato portato da 5.164,57 a 5.300 euro dall’art. 1, comma 201, della L. n. 199/2025, che ha modificato l’art. 8, comma 4, del D.Lgs. n. 252/2005, con effetto dal periodo d’imposta 2026.

L’aumento vale 135,43 euro di plafond aggiuntivo, un arrotondamento più che un ampliamento del beneficio, come ha osservato il presidente della COVIP Mario Pepe indicando come fronte più promettente il riporto agli anni successivi delle deduzioni non utilizzate dai lavoratori discontinui. La stessa manovra ha introdotto l’adesione automatica ai fondi pensione per i dipendenti privati di prima assunzione dal 1° luglio 2026, con sessanta giorni per opporsi.

Sul fondo alla nascita la leva fiscale incontra un ostacolo strutturale, già segnalato dalla Cisl a proposito della previdenza complementare nel suo insieme. La deduzione produce un beneficio proporzionale all’aliquota marginale del contribuente, quindi vale di più per i redditi alti e nulla per i lavoratori con redditi in area esente, che non riescono a sfruttare i vantaggi fiscali in sede di contribuzione. Applicata a versamenti effettuati dai genitori per conto di un minore, la misura premia le famiglie che avrebbero comunque risparmiato e lascia fuori quelle per cui il capitale previdenziale del figlio farebbe la differenza maggiore.

Un ruolo per i fondi negoziali

La Cisl ha accolto l’ipotesi chiedendo però che la gestione non sia interamente pubblica. La segretaria generale Daniela Fumarola ha ricordato il precedente del Fondo di tesoreria del TFR, dove risorse raccolte a fini previdenziali sono state destinate ad altri scopi, e ha indicato nei fondi negoziali nati dalla contrattazione fra sindacati e imprese una terza via fra gestione statale e mercato, richiamandone i costi fra i più bassi d’Europa, la governance partecipata e la vigilanza COVIP. Sul piano fiscale l’organizzazione chiede da tempo una riduzione della tassazione sui rendimenti dei fondi pensione e un maggiore orientamento degli investimenti verso economia reale e infrastrutture.

Il confronto con le parti sociali si intreccia con la partita sull’età pensionabile e con la richiesta di congelare l’adeguamento alla speranza di vita dal 2027. Calderone ha collegato le due questioni indicando la stabilità dei conti come vincolo e affermando che le scelte non devono ricadere sui giovani. Il contesto demografico spiega l’urgenza: a fronte di 355mila nati nel 2025 l’Istat ha registrato 652mila decessi, con un saldo naturale negativo di circa 296mila unità e un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna.