Se la Longevity Economy italiana fosse uno Stato sovrano si piazzerebbe al sesto posto nell’Unione Europea per Prodotto Interno Lordo, dopo Germania, Francia, Italia, Olanda e Polonia, e davanti agli altri 21 Paesi membri a partire da Belgio, Svezia, Irlanda e Austria. La stima arriva dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, che ha applicato all’Italia la stessa metodologia usata da Oxford Economics per quantificare la Silver Economy europea: l’insieme delle attività economiche rivolte agli over 50 vale 714,8 miliardi di euro, il 33% del PIL 2024.
I numeri italiani secondo il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali:
- l’impatto sul PIL delle attività rivolte agli over 50 vale 714,8 miliardi di euro, il 33% del Prodotto Interno Lordo 2024;
- circoscrivendo la misura ai soli ultra 65enni il valore scende a 363 miliardi, il 17% del PIL 2024;
- i consumi degli over 65 sostengono circa 5,6 milioni di posti di lavoro, che salgono a 9 milioni includendo gli over 50;
- gli over 65 sono 14 milioni 821mila all’1 gennaio 2026, il 25,1% della popolazione, secondo gli Indicatori demografici Istat relativi al 2025;
- il 20% dei titolari di piccole e medie imprese italiane ha superato i 65 anni.
- Silver economy, in Italia vale quanto il PIL di un Paese UE
- Come sono cambiate le stime sulla Silver Economy
- I consumi senior danno lavoro a caregiver, RSA e fornitori
- Un titolare di PMI su cinque ha superato i 65 anni
- Il patrimonio dei senior cambia mano
- Prevenzione, contratti e coperture, i nodi irrisolti
Silver economy, in Italia vale quanto il PIL di un Paese UE
La Longevity Economy italiana vale 714,8 miliardi di euro, pari al 33% del Prodotto Interno Lordo 2024. La cifra misura il complesso delle attività economiche rivolte alla popolazione con almeno 50 anni: prodotti, servizi e occupazione legati a nutrizione, attività fisica, prevenzione, formazione continua, protezioni assicurative e assistenza, insieme all’attività economica indotta che quella spesa genera.
Il termine di paragone scelto da Itinerari Previdenziali rende leggibile l’ordine di grandezza: 714,8 miliardi superano il PIL di 21 dei 27 Stati membri dell’Unione Europea. Sopra restano soltanto Germania, con 4.121 miliardi, Francia, Italia, Olanda e Polonia, quest’ultima a 747,7 miliardi. Belgio, Svezia, Irlanda e Austria si fermano tutti sotto i 600 miliardi.
Restringendo il campo ai soli ultra 65enni, con la stessa metodologia già impiegata dalla Commissione Europea per il calcolo sul PIL comunitario, la stima scende a 363 miliardi di euro, il 17% del Prodotto Interno Lordo 2024. Il segmento 65+ da solo rappresenta poco più della metà dell’aggregato.
Per chi valuta un investimento su questo mercato la differenza è sostanziale: 351 miliardi di euro separano le due misure, e i comportamenti di consumo dei cinquantenni ancora occupati non coincidono con quelli dei pensionati.
Come sono cambiate le stime sulla Silver Economy
L’edizione precedente della ricerca, pubblicata nel 2022 con il titolo Chi sono, cosa fanno e cosa desiderano i Silver italiani, collocava la Silver Economy al terzo posto mondiale dietro Stati Uniti e Cina e quantificava l’impatto degli over 65 in una forbice tra 323,5 e 500 miliardi. Il volume 2026 restringe la forbice, allarga il campo agli over 50 e cambia il termine di paragone, passando dal ranking mondiale a quello europeo.
| Studio 2022, i Silver italiani | Volume 2026, Longevity Economy |
|---|---|
| Impatto sul PIL degli over 65 stimato tra 323,5 e 500 miliardi, cioè tra il 20 e il 30% | Impatto sul PIL degli over 65 stimato in 363 miliardi, cioè il 17% |
| Nessuna quantificazione complessiva del blocco over 50 | Impatto sul PIL degli over 50 pari a 714,8 miliardi, cioè il 33% |
| Spendibile netto annuo degli over 65 pari a 283,6 miliardi | Il valore 2022 è rivisto a 288,7 miliardi e la proiezione al 2030 sale a 391 miliardi |
| Contributo sociale dei Silver stimato attorno ai 50 miliardi l’anno tra cura e volontariato | Per i soli over 65 la cura in ambito familiare vale 30 miliardi e il volontariato altri 20 |
| Silver Economy collocata al terzo posto mondiale dietro Stati Uniti e Cina | Longevity Economy collocata al sesto posto tra i PIL dei 27 Paesi dell’Unione Europea |
La revisione dello spendibile netto merita attenzione: il dato 2022, pubblicato all’epoca come 283,6 miliardi, viene ricalcolato in 288,7 miliardi nella nuova edizione. La proiezione al 2030 poggia su un’inflazione ipotizzata al 2% e sull’ampliamento della platea degli over 65 a 15,9 milioni entro cinque anni.
I consumi senior danno lavoro a caregiver, RSA e fornitori
I consumi dei circa 14,5 milioni di over 65 sostengono 5,6 milioni di posti di lavoro. Il conteggio comprende badanti regolari e irregolari, personale delle RSA, personale medico, fornitori di beni e servizi, apparecchiature e strumentazione. Allargando la misura agli over 50 che si preparano a una vita più lunga, il totale sale a circa 9 milioni di occupati.
La composizione della domanda smentisce lo stereotipo dell’anziano interessato ai soli servizi socio-sanitari. Dalle rilevazioni Istat sulla spesa per consumi delle famiglie nel 2024 e dall’indagine Itinerari Previdenziali-Format Research su un campione di 5.120 over 50 emerge una spesa concentrata su salute, alimentazione di qualità, casa, tecnologia e tempo libero, con una propensione ai consumi sani superiore a quella delle fasce più giovani. Domotica, nutraceutica, mobilità e servizi alla persona sono i comparti indicati in maggiore espansione.
Un titolare di PMI su cinque ha superato i 65 anni
Il 36% dei titolari di piccole e medie imprese italiane ha superato i 60 anni e il 20% ha oltre 65 anni, con quote del 25% in Lombardia e del 27% in Veneto. Il dato ripreso nel volume sulla Longevity Economy arriva dall’Osservatorio sulle PMI realizzato da Perpethua con Yuno AI, presentato nel marzo 2026 su elaborazione di dati del Registro Imprese aggiornati a ottobre 2025.
Va letta con attenzione la base di calcolo, che nessuna delle riprese giornalistiche esplicita: l’indagine ha esaminato 67mila imprese con fatturato tra 2 e 25 milioni di euro, non l’universo delle imprese italiane. L’età media dei titolari di quel campione è di 56,4 anni. Su questa base Brambilla costruisce una stima dichiaratamente ipotetica: su 4,9 milioni di imprese quasi un milione sarebbe guidato da over 65 e, supponendo un fatturato medio di 3 milioni e un valore aggiunto del 10%, il PIL coinvolto si aggirerebbe sui 300 miliardi di euro. È un ordine di grandezza, non una misura, e l’autore lo presenta come tale.
Per il titolare che rientra in quella quota il calcolo della pensione è il primo dato da mettere sul tavolo prima di datare l’uscita e impostare la successione aziendale.
Il patrimonio dei senior cambia mano
Le due fasce che compongono la Longevity Economy detengono il 75,9% della ricchezza delle famiglie italiane. Secondo le elaborazioni del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati Banca d’Italia, le famiglie con capofamiglia tra 51 e 64 anni dispongono di una ricchezza finanziaria media netta di 203.267 euro e quelle con un over 65 di 197.394 euro, per una patrimonializzazione rispettivamente di 1.733 e 1.797,86 miliardi. Sul fronte immobiliare le famiglie over 65 arrivano a 2.559,5 miliardi, il 44% dell’intera ricchezza immobiliare del Paese.
Questo patrimonio è destinato a muoversi. Nel volume Brambilla stima che tra il 2026 e il 2030 passino di mano circa 873 miliardi di euro, con un flusso di 174 miliardi l’anno, cui se ne aggiungerebbero altri 940 tra il 2031 e il 2035, cioè 186 miliardi all’anno. Una parte alimenterà i consumi degli stessi over 65, un’altra si trasferirà a figli e nipoti oggi over 40, spostando il baricentro della domanda senza uscire dal circuito della longevità.
Prevenzione, contratti e coperture, i nodi irrisolti
L’Italia arriva a questa transizione demografica con tre lacune che il volume indica come strutturali: la prevenzione quasi assente, con metà dei ventitré anni di vita guadagnati dal dopoguerra vissuti in condizioni di salute non buone e un conto sanitario, farmaceutico e assistenziale che cresce di conseguenza; i contratti di lavoro che non contemplano un ciclo di vita professionale allungato; le coperture contro i rischi finanziari, sanitari e assistenziali della longevità, prive di una disciplina organica e ancora poco diffuse.
Il dato demografico non lascia margini di attesa. Gli over 65 sono 14 milioni 821mila all’1 gennaio 2026, il 25,1% della popolazione, con 240mila unità in più rispetto all’anno precedente, secondo gli Indicatori demografici Istat relativi al 2025. Gli ultra 85enni sono 2 milioni 511mila e gli ultracentenari 24.700. L’età mediana italiana, pari a 49,1 anni, supera di oltre quattro anni quella media dell’Unione Europea a 27, ferma a 44,9. Entro il 2050 gli over 65 saranno il 34,5% della popolazione e gli over 80 il 13,6%, con un’aspettativa di vita oltre gli 87 anni.
Sul fronte delle coperture individuali, la pensione integrativa con garanzia long term care è lo strumento che intercetta insieme il rischio di reddito e quello di non autosufficienza, i due che la longevità amplifica in parallelo. La quota di famiglie mononucleari accentua l’urgenza: le persone sole dovrebbero salire al 31,2% nel 2030 e al 32,7% nel 2040, il che significa che entro vent’anni un over 65 su tre vivrà da solo.