Illegalità economica: numeri e trend

di Barbara Weisz

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Illegalità economica in Italia: impatto sul PIL, reati più diffusi, regioni bersaglio, settori a rischio, strumenti di contrasto.

Corruzione, frodi finanziarie e lavoro sommerso sono le forme di criminalità economica maggiormente percepite dalle imprese italiane, secondo cui l’incidenza dell’illegalità economica pesa sul PIL per il 25,7%. E due imprese su cinque ritengono che in assenza di illegalità aumenterebbe il proprio fatturato. Sono i principali dati che emergono dall’indagine Unioncamere e Istituto Tagliacarne sulla percezione da parte delle imprese dell’illegalità economica e della criminalità in Italia, presentata in occasione di Forum PA 2015.

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Un dato rilevante riguarda il 20% di imprenditori che segnala casi di intimidazioni o prepotenze, le quali limitano in alcuni casi la libertà di impresa. Un problema particolarmente sentito dalle imprese del Mezzogiorno (24,6%) e nelle province ad elevata operatività creditizia (25,2), nonché dalle imprese agricole (23,6%) e delle costruzioni (25,5%).

L’edilizia è considerata dalla totalità degli imprenditori il settore più esposto agli interessi della criminalità (66,6%), seguito a breve distanza dai lavori pubblici (61%). In terza posizione il commercio, segmento in cui l’illegalità economica viene segnalata nel 14%, una percentuale molto inferiore a quella relativa ai due settori considerati più a rischio. Nel commercio, i reati maggiormente diffusi sono racket ed estorsioni, e la corruzione legata alla concessione di licenze ed autorizzazioni.

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Tornando ai fenomeni maggiormente diffusi, la corruzione viene segnalata nel 65% dei casi ed è di gran lunga il reato che secondo gli imprenditori è più presente nel contesto economico, distanziando parecchio le frodi finanziarie (segnalate nel 28,7% dei casi) e il lavoro sommerso (19,6%).

Attenzione alla mappa geografica dell’illegalità economica. Le regioni in cui sono tradizionalmente insediate forme di criminalità organizzata (Campania, Sicilia, Calabria) non si trovano in testa alla classifica della percezione che gli imprenditori hanno delle zone in cui la criminalità organizzata sta maggiormente investendo: le prime due posizioni di queste poco allegra graduatoria vanno a Lombardia e Lazio.

Infine, segnalate forme di distorsione del mercato e concorrenza sleale che indeboliscono il tessuto produttivo e l’etica d’impresa. I principali strumenti che secondo gli imprenditori sono utili per contrastare le forme di illegalità economica: maggiore semplificazione delle norme di sicurezza (38,4%), più etica professionale (33,2%), incremento dei controlli amministrativi (33,1). Seguono la chiarezza delle funzioni istituzionali di vigilanza, 19,5%, maggiore comunicazione attività di vigilanza, 18,5%, l’affidamento delle procedure di controllo alle stesse imprese, 6,9%.