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Debiti PA, i decreti penalizzano le imprese del Sud

di Francesca Vinciarelli

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I decreti sui debiti della PA penalizzano le imprese del Sud, è l'allarme lanciato da Fape e Cisl, che chiedono modifiche al Governo per non affondare ulteriormente l’economia del Meridione.

Per risolvere il problema del ritardo nei pagamenti dalla PA e sbloccare i crediti vantati dalle imprese, il Governo ha emanato in questi giorni quattro decreti interministeriali, che però secondo la Fapi (Federazione autonoma piccole imprese) e la Cisl andrebbero a penalizzare le PMI del Sud.

Più in particolare, ad essere escluse dai decreti sui debiti della PA sarebbero le imprese che vantano crediti con la Pubblica Amministrazione residenti in Campania, Calabria, Molise, Lazio e Sicilia, ovvero le Regioni sottoposte a piani di rientro dal deficit della sanità.

Quella dei attuativi sulla “Disciplina dei rapporti di credito e debito tra Pubblica Amministrazione e imprese fornitrici” è «una beffa per il Sud e per le imprese che già faticosamente vi operano», accusa il presidente nazionale della Fapi, Gino Sciotto.

«Si tratta di una penalizzazione vergognosa che rischia di affondare definitivamente l’economia del Sud Italia. È necessario che il Governo riveda la decisione per procedere in tempi brevissimi alla revisione del testo dei decreti», ha concluso Sciotto.

Secondo il Segretario Confederale delle Cisl, Luigi Sbarra, «se confermate, queste linee, assunte in nome del vincolo di salvaguardia del patto di stabilità, non solo aggirano l’obbligo morale delle Amministrazioni Pubbliche di far fronte celermente ai pagamenti dovuti alle imprese, come chiede anche l’Unione Europea, ma rischiano di far piovere sul bagnato».

Infatti «la carenza di liquidità rappresenta oggi un problema drammatico, soprattutto in regioni, come quelle meridionali, che stanno soffrendo terribilmente il peso della crisi con difficoltà evidenti di accesso al credito e con un sistema di piccole e medie imprese già in sofferenza sul fronte della competitività, la ricerca e l’innovazione. Non crediamo sia tollerabile, in una fase di riscossione spietata delle imposte e contributi, che crea difficoltà insormontabili alle piccole imprese anche creditrici rispetto al pubblico, scaricare sulle stesse il peso di deficit sanitari regionali di cui non sono responsabili».

Quella attuata dai decreti che si pongono come obiettivo quello di risolvere una carenza, quella dei ritardi nei pagamenti dalla PA, che pone l’Italia tra le maglie nere d’Europa è, secondo Sbarra «una selezione regionale inutilmente punitiva e di dubbio profilo costituzionale».

In conclusione «la Cisl si schiera decisamente con le Istituzioni regionali, le rappresentanze associative ed i territori che chiedono con forza la modifica immediata, in senso inclusivo, dei provvedimenti emanati dai Ministeri dell’Economia e dello Sviluppo Economico».