L’evasione fiscale in Italia supera ancora i 100 miliardi di euro. Secondo la Relazione del MEF pubblicata nell’ottobre scorso, il tax gap tributario si colloca tra 89,7 e 90,9 miliardi, cui si aggiungono 11,5 miliardi di contributi previdenziali non versati. La propensione all’evasione si attesta al 17%. Sul fronte opposto, il recupero fiscale, che ha tocca il record storico di 36,2 miliardi: è il segnale che gli strumenti di contrasto funzionano, anche se il fenomeno rimane strutturalmente radicato.
Chi evade di più: settori e categorie sotto la lente
La voce che pesa di più sul tax gap è l’IRPEF da lavoro autonomo e impresa: nel periodo 2018-2022 la propensione all’evasione media si è attestata al 61,5%, per un importo di oltre 35 miliardi di euro l’anno. Lavoratori autonomi e Partite IVA restano la categoria con il tasso di non compliance più elevato. Seguono IRES, IVA e contributi previdenziali. L’analisi territoriale del gap IVA evidenzia differenze regionali significative: le regioni del Mezzogiorno — in particolare Molise, Basilicata e Calabria — mostrano la propensione più alta, con solo il 40% delle dichiarazioni considerate affidabili.
Il tax gap in Italia: la serie storica aggiornata
Il confronto storico mostra un miglioramento nel medio periodo. La fatturazione elettronica, estesa progressivamente dal 2019, ha contribuito a ridurre il gap IVA da 27,5 miliardi nel 2019 a 17,8 miliardi nel 2021. In termini relativi, la propensione all’evasione è scesa dal 21% del 2017 all’attuale 17%, con una contrazione di quasi 6 punti percentuali. In valore assoluto, tuttavia, l’importo evaso è risalito nel 2022 per effetto della ripresa economica post-pandemia e dell’aumento del PIL nominale.
| Anno | Recupero fiscale (mld €) |
|---|---|
| 2019 | 20,1 |
| 2021 | 22,7 |
| 2023 | 24,7 |
| 2024 | 26,3 |
| 2025 | 36,2 (record) |
Strumenti di contrasto: compliance, accertamenti, riscossione
La strategia dell’Agenzia delle Entrate si articola su tre livelli. Il primo è la compliance preventiva: comunicazioni ai contribuenti per segnalare anomalie prima dell’accertamento formale, con l’obiettivo di correggere i comportamenti irregolari prima che si consolidino. Il secondo è l’accertamento ordinario: atti, cartelle e verifiche mirate che nel 2025 hanno generato 26,1 miliardi — il 90% del recupero da contrasto all’evasione. Il terzo è la riscossione, con 16,8 miliardi incassati dall’Agenzia delle Entrate Riscossione (+5%), di cui 3,8 miliardi per conto dell’INPS e 1 miliardo per i Comuni.
Sul fronte dell’adempimento collaborativo — il regime che consente alle imprese di condividere preventivamente con il fisco la propria posizione fiscale — nel 2025 sono entrate 79 nuove aziende (+154,8%), per un totale di 221 aderenti con un imponibile presidiato di 49 miliardi di euro.
Partite IVA apri e chiudi e frodi: la stretta
Uno dei fronti più attivi del contrasto riguarda le attività fittizie: nel 2025 sono state cessate d’ufficio 12mila partite IVA apri e chiudi, più del doppio rispetto al 2024. Le analisi di rischio preventive hanno bloccato esborsi indebiti per 5,6 miliardi tra crediti fittizi, rimborsi IVA non spettanti e indebite compensazioni — di cui 5,2 miliardi legati a Superbonus e bonus edilizi. Tra i 200mila evasori totali scovati nel corso dell’anno, il 57% non aveva mai presentato una dichiarazione dei redditi.
Fatturazione elettronica e servizi digitali
Il miglioramento della compliance negli ultimi anni è attribuibile in larga misura alla digitalizzazione fiscale. La fatturazione elettronica obbligatoria ha consentito l’incrocio automatico dei dati tra fatture emesse, corrispettivi e dichiarazioni, rendendo molto più difficile occultare ricavi. Nel 2025 sono state gestite oltre 2,4 miliardi di e-fatture.
La tecnologia supporta la selezione dei profili a rischio, ma nessun atto dell’Agenzia scaturisce automaticamente da un algoritmo: la decisione di avviare un controllo resta sempre in capo a un funzionario.