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Debiti PA: i quattro decreti punto per punto

di Barbara Weisz

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I quattro decreti di contrasto al ritardo nei pagamenti della PA punto per punto: certificazione del credito, compensazione con debiti fiscali, prestito, cessione pro soluto o pro solvendo alle banche.

I 20-30 miliardi di euro destinati a risolvere, almeno in parte, il problema del ritardo nei pagamenti dalla PA  e che il Governo ha appena sbloccato attraverso quattro decreti prevedono procedure relativamente semplici.

Due decreti riguardano la certificazione dei crediti dalla PA, rispettivamente quelli verso le Amministrazione centrali (inclusi gli enti pubblici nazionali) e quelli verso Regioni ed Enti locali (incluse le Asl).

Il terzo è il decreto compensazioni, che in attuazione della legge n. 78 del 2010 consente di utilizzare i debiti fiscali iscritti a ruolo.

Il quarto provvedimento riguarda il Fondo Centrale di Garanzia, con agevolazioni per le imprese creditrici della PA, in attuazione del Decreto Salva Italia.

Infine, c’è l’accordo siglato fra ABI e imprese, che di fatto sblocca 20-30 miliardi su un debito totale della PA intorno ai 70 miliardi, a cui si aggiungono anche 30-40 miliardi che le PMI attendono dalle grandi aziende.

“Decreti per accelerare i pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni”

La certificazione

L’impresa deve compilare il modulo relativo, che si può trovare online (già nei prossimi giorni) e inviare via PEC (posta elettronica certificata). Nell’arco di tre mesi verranno attivate anche procedure attraverso la piattaforma elettronica Consip.

Il modulo è molto semplice: si inseriscono i dati del creditore, quelli del debitore (la PA), si specifica a quanto ammonta il credito e da che tipo di documento è certificato (fattura, parcella e via dicendo).

L’impresa invia il modulo all’amministrazione, allegando le relative fatture e precisando se intende far valere la compensazione. Va sottolineato che attivando questo procedimento, l’impresa si impegna a non avviare altre azioni giudiziarie nei confronti del debitore.

L’Ente pubblico ha 60 giorni di tempo per rispondere, riconoscendo l’importo, oppure apportando cambiamenti o rifiutando l’addebito (ma in questo caso deve motivare). Nella risposta la PA deve specificare la data in cui intende pagare (che deve essere entro 12 mesi dall’inizio dell’iter).

Se l’Ente pubblico non risponde entro 60 giorni, si attiva una seconda procedura, che a sua volta può durare altri 60 giorni: il creditore presenta una nuova istanza, viene nominato un commissario che risponde sostituendosi all’amministrazione.

Dopo aver certificato il credito, l’impresa può scegliere fra tre soluzioni diverse per ricevere i soldi:

  • compensare con debiti iscritti a ruolo,
  • ottenere un’anticipazione bancaria,
  • cedere il credito a un intermediario finanziario (pro soluto o pro solvendo).

La compensazione

È importante precisare che si possono utilizzare in compensazione crediti iscritti a ruolo entro il 30 aprile 2012, sia erariali sia locali e anche contributivi, verso l’INAIL e verso il Servizio Sanitario Nazionale.

Basta presentare la certificazione all’agente di riscossione, che ha tre giorni di tempo per verificare la veridicità e girare il tutto all’ente debitore, che risponde entro dieci giorni.

Se la riposta è positiva, la compensazione viene comunicata entro cinque giorni, via PEC, e l’Ente ha poi 12 mesi per pagare.

Se l’ente non paga, interviene lo stato riducendo i trasferimenti.

Anticipazione bancaria

Se sceglie questa strada, l’impresa deve semplicemente andare in banca con la certificazione. Attenzione: è previsto esplicitamente che le somme erogate dalla banca come anticipo del credito non si sovrappongono ad altre eventuali tipologie di finanziamento già attivate o al castelletto bancario (che quindi non si riduce).

L’anticipazione può essere assistita dal Fondo di garanzia, fino al 70% dell’importo (o all’80% in caso di apporto di risorse delle Regioni), per un massimo di 2,5 milioni di euro per una singola azienda.

Non sono dovute commissioni per la garanzia bancaria per le imprese del Mezzogiorno, le imprese femminili, le aziende in amministrazione straordinaria, le micro imprese con contratto di rete, le imprese sociali.

Cessione del credito

Infine, c’è la possibilità di cedere il credito, a una banca o a un intermediario: sarà possibile farlo sia scegliendo il pro-soluto (per cui il rischio passa a chi acquista il credito), o con il pro solvendo, per cui invece è l’impresa che resta responsabile in caso di insolvenza del debitore.