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Start-up innovative, la difficile realtà italiana

di Carlo Lavalle

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Start-up innovative: uno studio di I-Com denuncia la situazione di grave ritardo nel favorire la crescita di imprese innovative di successo.

«La presenza di un ambiente innovativo che promuova la ricerca scientifica ed un tessuto imprenditoriale in grado di trasformarne in business di successo i risultati, è una condizione necessaria per lo sviluppo di un sistema industriale competitivo all’interno delle economie moderne. Tra i Paesi analizzati, l’Italia è quello che fino ad oggi si è dimostrato meno efficace nel creare le condizioni ideali per lo sviluppo di Start Up innovative di successo».

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Sono le conclusioni cui giunge lo studio “Presenza ed impatto economico delle Start Up innovative di successo : un confronto internazionale” realizzato da I-Com per conto della Fondazione Lilly e presentato a Roma il 22 gennaio.

La ricerca fotografa il panorama delle Start Up innovative nate a partire dal 1970 a livello globale misurandone l’apporto sui sistemi economici nazionali in termini di ricchezza e occupazione.

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Quotazione in Borsa

Mentre in altri Paesi è alta la presenza di aziende tra le prime società quotate sui mercati azionari, in Italia è ancora infima. Alla borsa di Milano sono solo quattro le aziende Start Up tra le prime 150 quotate con una incidenza sulla capitalizzazione complessiva pari allo 0,17%, corrispondente a 558 milioni su un totale di 324 miliardi di euro, a fronte di valori superiori riscontrati nelle piazze di Stati Uniti, Germania, Israele, Francia, Corea del Sud e finanche Cile.

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L’Italia è surclassata da USA, Israele e Germania, che hanno rispettivamente 17, 23 e 16 Start Up innovative presenti tra le prime 150 società per capitalizzazione dei listini dei mercati azionari, piazzandosi al penultimo posto davanti solo al Cile. Anche a livello di fatturato generato le differenze sono rilevanti: 1 miliardo di euro contro i 325 negli USA, i 28,5 in Cina e i 15,7 in Germania.

Occupazione

Sul piano occupazionale il divario risulta altrettanto significativo con l’Italia in ultima posizione: se le aziende innovative del nostro Paese impiegano 3.537 unità quelle USA 481.170, in Francia 121.926, in Germania 66.474 e in Cile 13.230.

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Cultura dell’Innovazione

In confronto alla situazione internazionale è evidente il ritardo italiano che secondo I-Com sia in tema di “cultura dell’innovazione” sia in materia di politiche pubbliche che hanno un ruolo fondamentale nella promozione e negli sforzi innovativi delle aziende. Innovazione che rimane un fattore decisivo per stare al passo dei processi di modernizzazione imposti dalla competizione globale con cui deve misurarsi un sistema imprenditoriale in grado di incorporare competenze tecnologiche a attitudine innovativa.

Mettendo a confronto il caso Italia con le altre esperienze risalta una mancanza di provvedimenti per favorire finanziamento pubblico, agevolazioni sugli investimenti in Ricerca e Sviluppo e iniziative territoriali. Secondo il documento “le deroghe alla normativa societaria e giuslavorista, nonché la riduzione degli oneri per l’avvio dell’impresa, sono misure necessarie ma non sufficienti per consentire all’Italia di allinearsi ai Paesi considerati nello studio”.

Brevetti

A peggiorare lo stato esistente sono anche le cifre relative all’attività di brevettazione: cala ogni anno il numero di brevetti registrati in Italia. Ciò significa che malgrado l’alto livello di ricerca scientifica le aziende e gli istituti di ricerca non riescono a tradurre in valore economico i risultati prodotti. Solo il 4% delle imprese italiane con meno di 5 anni ha registrato un brevetto contro il 15% di Germania e Spagna, il 16% di Francia, il 29% degli USA e il 36% della Danimarca. Un dato che riflette la difficoltà a trasformare la scienza e la tecnologia in motore del sistema economico.

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