Nel 2026 il Venture Capital sul mercato italiano dell’innovazione regge nei volumi complessivi grazie a poche operazioni di “taglia maggiore” mentre la parte più fragile della filiera, quella delle startup appena nate, perde terreno. Secondo InnovUp, il mancato rinnovo degli incentivi fiscali al 30% per chi investe in startup e PMI innovative ha già lasciato un vuoto nelle operazioni Pre-Seed e Seed, dove i business angel finanziano le prime fasi di crescita.
Il crollo dei round Pre-Seed e Seed
Il dato più duro riguarda le operazioni Pre-Seed e Seed. Nel primo trimestre 2025 erano stati chiusi 60 round per 99 milioni di euro; nello stesso periodo del 2026 si è scesi a 31 operazioni per 21 milioni. La flessione è pari al 48,3% nel numero dei deal e al 78,8% nei capitali investiti. Anche la dimensione media dei round si è assottigliata: da 1,65 milioni di euro per operazione nel Q1 2025 a 0,68 milioni nel Q1 2026.
Il risultato è un mercato early stage con meno imprese finanziate e ticket più bassi, proprio nella fase in cui le startup cercano il primo capitale per trasformare un progetto in società scalabile.
Il bonus al 30% fermo dal 1° gennaio 2026
La frenata arriva dopo la sospensione della detrazione e deduzione al 30% per investitori e imprese. Dal 1° gennaio 2026, l’agevolazione ordinaria prevista dall’articolo 29 del DL 179/2012 non risulta più fruibile per la scadenza dell’autorizzazione europea sugli aiuti di Stato. La misura era utilizzata sia dalle persone fisiche, con detrazione IRPEF, sia dai soggetti IRES, con deduzione dal reddito imponibile. Per startup e PMI innovative rappresentava uno strumento ampio, meno selettivo del de minimis e più adatto anche a round di importo superiore.
Detrazione al 65% ridotta e più selettiva
Nel 2026 resta disponibile la detrazione de minimis al 65%, ma con limiti più selettivi. Si applica alle persone fisiche che investono nel capitale di startup innovative, entro 100mila euro per periodo d’imposta, nel rispetto dei vincoli de minimis e delle condizioni previste per la partecipazione.
La misura non copre lo stesso spazio lasciato libero dal bonus ordinario al 30%. La detrazione al 65% riguarda solo una parte degli investitori e delle operazioni, mentre le PMI innovative restano fuori dal regime de minimis dopo la chiusura della misura dedicata.
PMI innovative senza leva fiscale ampia
Nel quadro generale della normativa fiscale 2026 per startup e PMI innovative, emergono gravi lacune. La detrazione de minimis del 50% sugli investimenti in PMI innovative è terminata al 31 dicembre 2024 e non è stata prorogata. Nel 2025 restava il canale ordinario del 30%, ora fermo per la mancata nuova autorizzazione europea. In questo scenario, il sistema manca di una leva fiscale proprio nella fase in cui le imprese innovative hanno bisogno di capitale privato per crescere oltre la prima validazione. Il rischio indicato da InnovUp è una minore attrattività dell’Italia rispetto ai mercati europei in cui la disciplina resta più prevedibile per investitori e fondatori.
Il mercato premia round più maturi
I dati complessivi del Venture Capital italiano mostrano un mercato meno lineare di quanto dica il solo totale degli investimenti. Nel primo trimestre 2026 sono stati raccolti 367 milioni di euro su 53 round, con capitali ancora in linea con la media recente, ma concentrati su un numero più basso di operazioni. Il capitale tende a spostarsi verso realtà più mature, lasciando scoperta la parte iniziale della filiera. Per un ecosistema fondato sulla nascita continua di nuove imprese, la debolezza del Pre-Seed e Seed può ridurre il numero di startup pronte a raccogliere Serie A nei prossimi anni.
La richiesta al MIMIT
InnovUp, insieme a gruppi di business angel italiani come Angels4Impact, Angels4Women, BAN, Doorway e IAB, chiede al MIMIT un intervento rapido per rinnovare gli incentivi fiscali sugli investimenti in startup e PMI innovative:
serve stabilità normativa, a partire dagli incentivi fiscali.
La richiesta riguarda soprattutto il ripristino della detrazione del 30%, considerata dagli operatori una misura capace di ridurre il rischio percepito nelle prime fasi di investimento. Senza un rinnovo tempestivo, il mercato early stage rischia di restare con meno capitali, meno round e una pipeline più debole per le scaleup italiane.