Venture Capital europeo: 3 strategie per far decollare i rendimenti

di Teresa Barone

20 Maggio 2026 11:04

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Nonostante un mercato più piccolo e meno aggressivo di quello USA, il Venture Capital europeo offre agli investitori gli stessi rendimenti finanziari: la più ampia ricerca mai condotta sul settore.

Il confronto tra venture capital europeo e statunitense rivela un risultato inatteso: rendimenti finanziari pressoché identici, nonostante un mercato che vale un quinto di quello americano e strategie d’investimento profondamente diverse. È la conclusione dello studio Practices of European and American Venture Capitalists: homogeneity and heterogeneity at work, che ha analizzato le differenze nei processi decisionali tra fondi di venture capital europei e americani.

Il mercato statunitense del venture capital supera quello europeo per volume di capitali investiti e costituisce da decenni il punto di riferimento globale del settore. Eppure le metriche di rendimento risultano pressoché identiche: tassi obiettivo equivalenti, stessi tassi di fallimento, risultati di eccellenza analoghi.

Lo studio comparativo

Alla ricerca, condotta da un pool di otto business school — tra cui Polimi School of Management, IE Business School e Stockholm School of Economics — hanno contribuito, tra gli altri, Audencia Business School, Universidad Complutense de Madrid, Vlerick Business School, Università di Gand e Università del Lussemburgo, per un totale di 611 manager intervistati in circa 400 fondi di investimento.

Mercato più piccolo, stesse performance

Il mercato statunitense del venture capital supera di cinque volte quello europeo per volume di capitali investiti. Eppure le metriche di performance risultano pressoché identiche: i fondi europei puntano agli stessi tassi di rendimento, affrontano gli stessi tassi di fallimento e raggiungono risultati di alto livello equivalenti a quelli dei colleghi americani. Tra gli istituti coinvolti nella ricerca figurano anche Audencia Business School, Universidad Complutense de Madrid, Vlerick Business School, Università di Gand e Università del Lussemburgo — per un campione che copre il 55% della capitalizzazione di mercato e 130 miliardi di euro in gestione.

Deal e criteri: dove i modelli divergono

La vera differenza tra i due ecosistemi riguarda i processi. I venture capitalist europei operano con un deal flow più ristretto rispetto agli americani, cogliendo un numero inferiore di opportunità di investimento. Sul piano metodologico, i fondi europei si basano sulle condizioni di mercato attuali per valutare un’operazione; quelli statunitensi ricorrono a modelli finanziari predittivi per stimare la scalabilità e il potenziale futuro di una startup.

Le differenze si estendono ai criteri di selezione. Entrambi concordano sull’importanza del team: il 96% attribuisce al team il merito del successo di un’impresa e il 92% ne fa la prima causa di fallimento. Su altri aspetti i pesi divergono: i venture capitalist europei attribuiscono al modello di business e all’adeguatezza strategica un peso del 43%, mentre negli USA la valutazione del prodotto incide per il 74% e quella del mercato per il 68%.

Diverge anche la figura del fondatore ideale: in Europa si valorizzano passione, determinazione e impegno individuale; negli USA contano soprattutto la coesione del team, la struttura organizzativa e le dinamiche interpersonali. Come rileva lo studio:

la differenza sta nel modo in cui vengono prese le decisioni di investimento, si scelgono le operazioni e si valuta il rischio, determinando chi ottiene finanziamenti e chi no.

Le priorità per rafforzare l’ecosistema europeo

La ricerca identifica spazi di miglioramento strutturale per l’ecosistema europeo. Massimo Colombo, professore di Innovation Economics e Entrepreneurial Finance alla Polimi School of Management, avverte che i tentativi di replicare il modello statunitense — in particolare quello della Silicon Valley — rischiano di trascurare le condizioni locali. Il rafforzamento degli ecosistemi europei del Venture Capital passa per tre direttrici:

  1. un maggior flusso di operazioni in fase iniziale per favorire le startup ad alto potenziale;
  2. un migliore accesso al capitale in fase avanzata per permettere alle aziende di crescere all’interno dell’Europa;
  3. una più forte collaborazione tra gli investitori per massimizzare competenze e reti.

Per le startup italiane che cercano capitali di rischio, la ricerca offre indicazioni operative su come posizionarsi rispetto ai criteri dei fondi europei: meno attenzione ai modelli finanziari predittivi, più peso alle qualità individuali del fondatore e alle condizioni di mercato correnti. Un profilo specifico, con criteri selettivi che differiscono da quelli delle grandi piattaforme americane: conoscerli è il primo passo per orientarsi nel mercato europeo del capitale di rischio.