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Italia troppo povera: stop a tasse e aumento IVA

di Barbara Weisz

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SOS di Confcommercio: Italia indietro di 15 anni sui consumi, tasse e aumento IVA uccidono la domanda interna: la fotografia attuale, le previsioni e le richieste di Sangalli.

Meno tasse e più stimolo alla domanda interna, vera debolezza di un Paese in cui il livello dei consumi è tornato indietro di 15 anni: è «la fotografia di un’Italia più povera» quella scatta da Carlo Sangalli, presidente Confcommercio, all’assemblea annuale dell’associazione imprenditoriale.

No all’aumento IVA

Alla luce della devastante crisi economica è impensabile l’aumento delle aliquote IVA ad ottobre: bisogna fare di tutto «per derubricare l’ipotesi di ricorrere all’inasprimento IVA come clausola di salvaguardia dei saldi della manovra Salva-Italia».
Il rischio è alto: l’aumento IVA, in presenza degli inasprimenti fiscali e del rincaro della fiscalità energetica, «sarebbe la Caporetto di famiglie, imprese e lavoro».

Secondo clausola di salvaguardia, le aliquote IVA salirebbero di due punti percentuali dal primo ottobre del 2012, passando al 12% (dall’attuale 10%) e al 23% (dall’attuale 21%). E dal 2014 le due aliquote aumenteranno di altri 0,5 punti percentuali. Ma i calcoli dell’ufficio studi di Confcommercio indicano che gli aumenti IVA (tra il 2011 ed il 2014) rischiano di tradursi in minori consumi reali per circa 38 miliardi di euro.

Crisi dei consumi

Una contrazione difficile da sopportare in una fase in cui i consumi sono già sufficientemente in crisi: nel 2012 il PIL pro-capite torna ai livelli del 1999. E «i consumi pro-capite tornano ai livelli del 1998» che significa appunto «un balzo all’indietro di quasi 15 anni». Il problema numero uno è la domanda interna, che in Italia costruisce l’80% del PIL e la cui debolezza «spiega, in gran parte, il divario di crescita».

Siamo davanti a quello che Sangalli definisce il «bollettino di guerra della recessione, in un’Italia in cui «si fa ancora più profondo il divario fra Nord e Sud» in cui «fioccano chiusure di imprese e fallimenti» e «cresce soltanto la disoccupazione».

Troppe tasse

La pressione fiscale è troppo alta, «per chi le tasse le paga si attesta al 55%», un livello che «zavorra drasticamente investimenti e consumi». Soprattutto se, come previsto dal DEF, «simili livelli record dovessero sostanzialmente mantenersi fino ad almeno il 2015».

La ricetta: «meno e migliore spesa pubblica, da una parte, e meno evasione ed elusione, dall’altra». Obiettivo: un vantaggio per i contribuenti in regola, e un’economia finalmente orientata alla crescita.

Insomma, incalza Sangalli, «diteci quando si inizierà a ridurre le tasse. Lo chiediamo a chiare lettere ed attendiamo una risposta urgente ed altrettanto chiara».

Richieste a favore delle imprese

  • «semplificazione del sistema fiscale, che richiede alle imprese costi amministrativi diretti per circa 2,7 mld di euro l’anno;
  • costituzionalizzazione dello statuto del contribuente, per favorire certezza e trasparenza;
  • riordino della fiscalità territoriale, tema «urgentissimo, segnato dal ricorso a maggiori addizionali, da progetti di universalizzazione della tassa di soggiorno e di proliferazione della tassa di scopo»;
  • revisione IMU in termini di entità, struttura e destinazione dell’imposta, per gli immobili strumentali dimezzamento dell’aliquota base (ora0,76%)  e una riforma delle locazioni commerciali.

Ritardo pagamenti PA

Insieme al no alla disobbedienza fiscale, Sangalli sottolinea «la richiesta che lo Stato onori i suoi debiti nei confronti delle imprese, paghi tempestivamente e garantisca la possibilità di compensare i crediti vantati con i debiti fiscali e previdenziali».

Bene il recente accordo con le banche per lo sconto dei crediti delle imprese e benvenuti i decreti ministeriali per la garanzia e la certificazione dei crediti e per la compensazione. Ma bisogna assicurare a regime i tempi di pagamento previsti dalla direttiva europea (30 giorni), smaltire rapidamente il debito delle PA con le aziende, accelerare anche i pagamenti fra privati.

Altre richieste di Confcommercio

  • ridurre le commissioni sui pagamenti elettronici che gravano sugli esercenti;
  • ripensare la deregolamentazione di orari e aperture degli esercizi commerciali;
  • meno tasse per le imprese piccole e di successo.
  • obiettivi coerenti con Europa 2020 sul fronte innovazione, green economy, internazionalizzazione, Made in Italy, contratti di rete, distretti del commercio e del turismo, investimenti infrastrutturali.

Riforma del lavoro

Infine, sulla riforma del lavoro in dirittura d’arrivo in Parlamento, Sangalli sottolinea i tratti critici:

  • aggravio burocratico nella gestione dei rapporti di lavoro;
  • aggravio contributivo dei rinnovati ammortizzatori sociali;
  • ambiguità interpretative degli interventi in materia di flessibilità in uscita;
  • cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro troppo marcato;
  • poca chiarezza sugli esodati.

I Video di PMI

Aumento IVA: la clausola di salvaguardia