L’imprenditoria italiana è over 70

di Next Adv

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Esperienza e tradizione dell’impresa permettono agli imprenditori ultra 70enni di imporsi in Italia e resistere meglio delle start-up giovanili alla crisi economica: analisi in base ai dati Unioncamere.

Con il graduale aumento della vita media, l’economia italiana si è trasformata e si adatta in funzione del progressivo invecchiamento della società: nonni e genitori restano al comando delle aziende di famiglia sempre più a lungo, l’uscita dall’università viene posticipata e trovare un imprenditore under 30 è diventata cosa rara.

Un paese per vecchi

Secondo i dati InfoCamere 2006 – 2011 sono aumentati gli imprenditori titolari di imprese individuali over 70, a scapito di quelli tra 30/49 anni (-5,1%) e tra 50/ 69 anni (-0,1%).

Alla guida delle imprese italiane, dunque, un popolo di imprenditori sempre più anziani: in 5 anni sono venuti meno 38mila giovani imprenditori ritardando l’ingresso nel mercato di menti potenzialmente più ricche di immaginazione e al passo con i tempi.

La complessità del cambio generazionale nelle PMI a conduzione familiare costituisce un ulteriore fattore di non svecchiamento: pur nei casi in cui avviene un passaggio di ruoli e gestione, l’eminenza grigia del “padre anziano” è ancora incombente, fremente nel abbandonare la leadership.

Nondimeno, oggi i dati confermano che le attività guidate da giovani imprenditori sono più fragili di fronte alla tempesta della crisi economica: a quanto pare l’esperienza unita alla tradizione dell’impresa risultano le due variabili che permettono agli imprenditori ultra 70enni, oggi come in passato, di resistere alla crisi e ai pesanti attacchi dell’economia.

Crisi delle start-up giovanili

L’alta mortalità delle start-up giovanili e non solo (il 50% chiude entro 5 anni dall’avvio) è solo in parte frutto di strategie imprenditoriali poco lungimiranti: è vero che se manca una valutazione realistica dell’entità delle emergenze a cui un attività in Italia deve far fronte (e dei costi da sostenere prima che generi profitti) il budget d’impresa iniziale viene eroso completamente, ma non è tutta colpa delle giovani menti “ingenue”.

La vera causa è la mancanza di liquidità: il capitale a disposizione risulta presto insufficiente a sostenere le ingenti spese di avvio di una nuova attività. Ad aggravare questo scenario è la crescente tassazione e burocrazia che rende l’accesso al credito una chimera.

L’imprenditoria giovanile under 30 resta dunque limitata, ed appannaggio del Sud Italia, soprattutto in Calabria (9,2% sul totale delle imprese), Campania (9%) e Sicilia (8,5%). In coda tutte regioni del Nord: Trentino Alto Adige  (4,8%), Friuli Venezia Giulia (4,9%), Veneto ed Emilia Romagna (5,4%).

Già nel 2010 – dinanzi al trend emergenti te dell’imprenditoria over 70 – il presidente Unioncamere, Ferruccio Dardanello, lanciava l’allarme sullo spreco di giovani menti e di nuova linfa immaginativa per il Made in Italy, un bene prezioso che non dovrebbe essere lasciato all’abbandono.

Nonostante tutto nel 2011 sono state fondate 50mila nuove realtà imprenditoriali (+0,8%) grazie alla “resistenza” nei settori Commercio e Turismo (23mila nuove unità), ma la crisi ha toccato l’Artigianato (20mila aperture in meno e 3mila chiusure in più, ossia proprio i settori in cui risiede l’eccellenza italiana.