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Hormuz: Italia pronta alla missione internazionale, anche senza ONU

di Barbara Weisz

22 Aprile 2026 10:00

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Garantire la sicurezza delle navi in transito per arginare la crisi energetica: Italia disponibile per una missione internazionale a Hormuz, previa approvazione del Parlamento e cessate il fuoco. Libertà di navigazione sul tavolo UE a Cipro.

A due giorni dal vertice informale dei leader Ue a Cipro, l’Italia conferma la disponibilità a partecipare a una missione internazionale per rimettere in sicurezza la navigazione nello Stretto di Hormuz. Restano tuttavia fermi tre “requisiti di fondo”: il via libera del Parlamento, la cessazione delle ostilità e lo scopo esclusivamente difensivo.

La linea italiana su Hormuz

Dopo la Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, a cui ha preso parte Giorgia Meloni, la posizione del governo si è fatta più chiara nelle ultime ore. Le dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, rafforzate da quelle del ministro degli Esteri Antonio Tajani, segnano una esplicita posizione politica: Roma indica comunque come cornice preferibile una copertura ONU e, se il Consiglio di Sicurezza resta fermo, considera praticabile anche una coalizione ampia.

Crosetto ha indicato il mandato ONU come soluzione preferibile e ha chiarito che l’Italia valuta anche una coalizione internazionale più larga qualora il Consiglio di Sicurezza resti paralizzato. Nello stesso solco si inserisce Tajani, che ha ribadito la disponibilità italiana a contribuire a un’iniziativa per garantire la libera circolazione marittima. È la traduzione politica di una linea già emersa nelle settimane scorse: presenza italiana legata a una tregua e a un’iniziativa multilaterale estesa.

A Cipro il dossier diventa europeo

Il vertice informale del 23 e 24 aprile a Cipro porta il caso Hormuz nel confronto strategico europeo. Francia e Regno Unito hanno già mosso i primi passi con una riunione a Parigi che ha coinvolto decine di Paesi disponibili a discutere una missione difensiva per la sicurezza della rotta. In questo quadro, Bruxelles insiste sulla sicurezza marittima, sul rispetto della libertà di navigazione e sul rafforzamento delle missioni europee già esistenti nell’area allargata.

Ultima parola al Parlamento

La decisione italiana passa ora dalle Camere. Meloni, Crosetto e Tajani convergono sullo stesso schema: l’Italia considera utile la partecipazione, però la missione acquista forma politica soltanto con una autorizzazione parlamentare chiara. La disponibilità diplomatica ha bisogno di questo placet per divenire un impegno reale, anche perché la cornice giuridica richiede un profilo coerente con la natura difensiva dell’operazione.

Export e costi per le imprese: le vere leve di fondo

La missione nasce da esigenze di sicurezza, ma viene discussa in Italia per una ragione molto concreta: il costo economico della crisi. La riapertura annunciata dello Stretto di Hormuz non ha ancora riportato i flussi a una piena normalità, mentre l’export italiano verso il Golfo continua a misurarsi con deviazioni di rotta, premi assicurativi più alti e tempi più lunghi. Sullo sfondo restano anche i costi energetici delle imprese, che secondo Confindustria possono salire con forza se la crisi dovesse trascinarsi nei prossimi mesi.