Benzina: Meloni apre alle accise mobili per bilanciare il caro petrolio

di Barbara Weisz

9 Marzo 2026 17:42

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Petrolio alle stelle, benzina e diesel al rialzo: il Governo valuta il meccanismo delle accise mobili per contenere i rincari. Tra numeri e scelte politiche.

Il Governo è pronto a intervenire con misure per contrastare il caro benzina provocato dalla guerra in Iran e dalle conseguenti tensioni sui prezzi del petrolio. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato anche lo strumento che intende utilizzare, ovvero il meccanismo delle accise mobili: consente di intervenire utilizzando l’extragettito IVA per ridurne le aliquote sui carburanti, a fronte di incrementi dei prezzi di benzina e diesel che superino determinati livelli.

Accise mobili, il Governo avvia i primi calcoli

L’indicazione è arrivata direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, commentando gli sviluppi della guerra in Medio Oriente. Sullo sfondo, il monitoraggio del Ministero delle Imprese sui listini energetici e sui carburanti: il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha convocato una riunione d’urgenza per fornire i necessari riscontri al Governo.

L’ipotesi allo studio è quella attivare il meccanismo delle accise mobili se l’aumento dei prezzi si consolida e se i parametri di legge risultano rispettati. Peraltro, dopo la riforma del 2023, il Governo non è più vincolato alla vecchia cadenza trimestrale e può muoversi con maggiore elasticità.

Il meccanismo di base e le nuove regole

Il meccanismo è nato con la Finanziaria 2008 ed è stato poi corretto dal Decreto Carburanti 2023. Funziona così: quando il petrolio sale e genera maggiore IVA, una parte di extra-gettito può essere utilizzata per ridurre temporaneamente le accise su benzina e gasolio. In base ai recenti correttivi:

  • si confronta con il valore del greggio nell’ultimo documento di finanza pubblica;
  • si valuta la media del bimestre precedente al decreto;
  • nel calcolo rileva l’eventuale calo nel quadrimestre precedente;
  • non serve più la soglia minima del 2%.

La verifica, quindi, non si gioca sulle fiammate di una singola seduta di mercato ma su una media economica stabile.

Prezzo del petrolio, numeri e stime a confronto

Nel Documento Programmatico di Bilancio 2026, il Brent di riferimento è fissato a 66,1 dollari al barile. È questo il livello su cui misurare il differenziale che può aprire la strada al decreto sulle accise mobili.

Le elaborazioni FIGISC pubblicate il 7 marzo indicano un Brent medio di febbraio superiore a quel valore e un progressivo di inizio anno che si muove già sopra o in prossimità della soglia di riferimento. I dati che circolano in queste ore e che vengono utilizzati anche nel dibattito politico sono i seguenti:

Riferimento Valore
Prezzo del petrolio (DPB 2026) 66,1 dollari al barile
Prezzo medio del petrolio a febbraio 2026 (FIGISC) 70,99 dollari al barile
Prezzo medio del petrolio a gennaio 2026 (FIGISC) 66,34 dollari al barile

Il quadro va ancora validato dai tecnici del MEF secondo la formula prevista dalla legge, ma i numeri spingono già nella direzione di un’attivazione possibile.

Benzina e diesel, primo banco di prova

L’effetto più immediato riguarderebbe il prezzo dei carburanti. Se il decreto arrivasse, la riduzione delle accise potrebbe frenare il rincaro di benzina e gasolio proprio mentre il conflitto in Medio Oriente ha rimesso pressione sui costi energetici e sulla logistica. Il beneficio non sarebbe solo per chi fa rifornimento ogni giorno. Un ribasso anche limitato delle accise ha riflessi più larghi su:

  • i costi di spostamento di famiglie e pendolari che usano l’auto per lavoro;
  • le flotte aziendali e l’autotrasporto, che assorbono subito il rincaro del gasolio;
  • i prezzi finali dei beni trasportati, soprattutto nelle filiere più esposte ai costi logistici.

La pressione politica attorno alle accise mobili nasce proprio da qui: il carburante non pesa solo sul pieno ma si riversa lungo tutta la catena dei prezzi.

Imprese e trasporti, allarme costi logistici

Per le imprese, la questione va oltre la pompa. Ogni aumento stabile di benzina e diesel si riflette su consegne, trasferte commerciali, distribuzione e trasporto merci. In una fase in cui il Golfo Persico sta già mettendo sotto stress rotte, noli e assicurazioni, un alleggerimento fiscale sui carburanti diventa uno strumento di contenimento dei costi interni.

Il legame con l’economia reale è diretto. Più salgono energia e carburanti, più cresce il rischio che il rincaro si trasferisca su listini, margini e inflazione. È lo stesso scenario che PMI.it ha già analizzato sul fronte delle ricadute economiche della guerra in Iran.

Decreto accise tra scelta tecnica e politica

I presupposti economici ci sono ma per l’attivazione serve un decreto del Ministero dell’Economia, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Per questo la decisione finale dipenderà da due valutazioni parallele: la lettura tecnica dei dati sul greggio e la scelta politica sul grado di sostegno da offrire a famiglie e imprese in una fase di nuova tensione energetica. Il pressing delle opposizioni (PD in primis) è già partito ma le parole di Meloni lasciano già intendere una piena disponibilità ad agire nel breve termine.

Il calendario pesa. Se il Governo vorrà usare le accise mobili come risposta immediata al caro carburanti, il decreto dovrà arrivare in tempi stretti, prima che il rincaro del petrolio si sedimenti nei prezzi alla pompa e poi nei costi di trasporto e distribuzione. La legge c’è e i numeri lo consentono: il confronto tra il Brent di riferimento e le medie del greggio lascia libero spazio all’intervento. La partita, adesso, si gioca tutta fra i numeri del MEF e la scelta politica dell’Esecutivo Meloni.