Tasse: Italia al 42,5% e in risalita nella classifica UE

di Anna Fabi

3 Novembre 2025 08:25

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Eurostat certifica la crescita del rapporto tra imposte e contributi rispetto al PIL, in Italia le tasse più alte tra i Paesi con il fisco più “pesante”.

La nuova rilevazione Eurostat sul rapporto tasse+contributi/PIL fotografa un 2024 in cui la pressione fiscale torna a crescere in Europa. Nel complesso dell’UE il rapporto sale al 40,4% (dal 39,9% del 2023), con aumenti diffusi anche nell’area Euro. In questo contesto l’Italia si colloca sopra la media, con un valore stimato al 42,5% in aumento rispetto all’anno precedente e risalita di una posizione nella graduatoria UE.

Tasse/PIL in crescita nella UE e in area Euro

Il rapporto Eurostat considera la somma di imposte e contributi sociali netti in percentuale del PIL (settore General government).  Nel 2024 le entrate da imposte e contributi nell’Unione hanno raggiunto circa 7.281 miliardi, sostenendo l’incremento del rapporto tasse/PIL a 40,4%; nell’area Euro l’indicatore è al 40,9%. I livelli più alti si registrano in Danimarca, Francia e Belgio; i più bassi in Irlanda, Romania e Malta.

Pressione fiscale: Italia al sorpasso in classifica

Per l’Italia, i dati più recenti indicano un rapporto tasse+contributi/PIL al 42,5% nel 2024 (in crescita dal 2023) e un posizionamento più alto nella classifica UE, alle spalle dei Paesi storicamente più “tax intensive”. Il differenziale con la media europea resta ampio, segnalando un carico fiscale e contributivo strutturalmente elevato. I documenti programmatici nazionali indicano per l’Italia un profilo ancora in leggera ascesa nel 2025, in attesa degli effetti delle nuove misure (ritocchi IRPEF, decontribuzioni selettive) e della normalizzazione dell’inflazione. A livello UE, la traiettoria dipenderà invece dall’andamento del ciclo e dalle politiche fiscali nazionali.

Inflazione e fiscal drag le principali cause

Oltre al ciclo economico e all’andamento dell’occupazione, ha inciso il fiscal drag (drenaggio fiscale): l’aumento nominale di salari e redditi, in un contesto inflazionato, spinge il gettito quando le aliquote/scaglioni non vengono pienamente adeguati, facendo crescere il rapporto entrate/PIL anche a legislazione pressoché invariata. Un rapporto tasse/PIL più alto non misura però solo le aliquote ma l’insieme del prelievo (imposte dirette, indirette e contributi).

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Per le imprese implica margini potenzialmente compressi se il costo del lavoro e l’imposizione indiretta non sono compensati da crediti d’imposta, deduzioni o riduzioni contributive mirate. Per le famiglie la dinamica dipende dal mix tra IRPEF, contributi e imposte indirette: senza pieni correttivi all’erosione inflazionistica, il carico effettivo può aumentare anche a parità di normativa.