Il 15 luglio è finalmente ripartita la trattativa per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale dei Metalmeccanici, ormai ampiamente scaduto. Dopo mesi di attesa, le parti – da un lato Fim, Fiom e Uilm, dall’altro Federmeccanica e Assistal – si sono ritrovate a Roma per dare seguito al confronto sospeso ormai dallo scorso novembre.
L’incontro si è chiuso con l’impegno a proseguire il negoziato a ritmo serrato, con un nuovo calendario di incontri. Le date dell’11-18 e 25 settembre sono state individuate prime giornate per discutere dei punti della piattaforma.
Confronto riaperto ma distanza sui numeri
Il rinnovo del contratto metalmeccanico interessa oltre 1,6 milioni di lavoratori e migliaia di imprese, molte delle quali PMI dell’indotto manifatturiero.
Pur registrando passi avanti sul metodo e sul clima, la distanza sulle cifre resta ampia. Le parti si sono date tempo fino all’autunno per tentare una mediazione, con l’obiettivo di evitare conflitti nei luoghi di lavoro. Nessuna ipotesi di mobilitazione al momento, ma le sigle sindacali hanno già preannunciato assemblee nei territori per aggiornare i lavoratori sull’andamento del confronto.
Richieste sindacali: aumenti fissi
I sindacati hanno ribadito la piattaforma unitaria presentata a inizio anno: l’aumento salariale richiesto è di 280 euro medi a regime, accompagnato da un rafforzamento del diritto soggettivo alla formazione, da portare a 16 ore annue a carico dell’azienda, e da una revisione dell’inquadramento professionale per riconoscere le nuove competenze digitali. Tra le priorità anche la regolamentazione del lavoro agile e un maggiore coinvolgimento dei lavoratori nei processi di transizione ecologica e tecnologica.
Imprese: incrementi proporzionali
Federmeccanica ha confermato la disponibilità a discutere tutti i temi, ma ha sottolineato la necessità di un rinnovo contrattuale sostenibile e coerente con gli andamenti settoriali. Le imprese chiedono che eventuali aumenti siano legati agli incrementi di produttività ed alle rivalutazione secondo l’indice IPCA come nei precedenti rinnovi, mentre si dicono favorevoli a intervenire sulla formazione all’interno di un quadro di flessibilità organizzativa. Sull’inquadramento, invece, le aziende hanno chiesto più tempo per valutare l’impatto delle richieste sindacali.
Le decisioni sulle dinamiche salariali, sulla formazione obbligatoria e sugli strumenti di flessibilità sono particolarmente delicate perché avranno effetti diretti sui budget aziendali e l’organizzazione del lavoro nei prossimi anni. In conclusione, la ripresa dei negoziati non ha per ora portato a novità sulle posizioni assunte dalle parti. Bisogna attendere l’autunno per capire se sarà possibile trovare un compromesso così da evitare scioperi di massa da un lato e soddisfare i lavoratori dall’altro.