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Nucleare in Italia: impianti, filiera, costi e progetti industriali

di Teresa Barone

24 Settembre 2026 10:25

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Nuclitalia lavora sui reattori modulari, il PNIEC indica 8 GW al 2050, la filiera italiana si prepara a investimenti, forniture, gestione scorie e nuovi impianti.

Il nucleare in Italia è al centro dei piani energetici e industriali, con progetti sui piccoli reattori modulari, una nuova filiera nazionale e investimenti che coinvolgono utilities, industria e fornitori tecnologici. Nuclitalia sta valutando le tecnologie più adatte al sistema italiano, mentre il PNIEC assegna al nucleare un ruolo nello scenario energetico di lungo periodo.

In sintesi:

  • il PNIEC ipotizza al 2050 8 GW di capacità nucleare, sufficienti nello scenario considerato a coprire circa l’11% della domanda elettrica nazionale;
  • il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha indicato il 2033-2034 come possibile orizzonte per i primi impianti, sebbene si tratti di una stima industriale e politica che non costituisce un calendario autorizzativo;
  • un’analisi EY (aprile 2026) stima per un ipotetico SMR da 100 MW un investimento di circa 610 milioni di euro e un costo medio di produzione nell’ordine di 107 euro/MWh.

Nucleare in Italia, la costruzione della filiera industriale

Con la legge sul nucleare il ritorno ufficiale in Italia ha superato il passaggio parlamentare e si sposta ora sul terreno industriale, finanziario e tecnologico. Sul mercato la partita si gioca sulle tecnologie che potranno essere utilizzate, su chi investirà, su quali imprese parteciperanno alla filiera e sulle condizioni economiche per gli impianti di produzione.

Il Governo colloca il nuovo nucleare accanto alle rinnovabili come fonte programmabile a basse emissioni. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato il 2033-2034 come possibile orizzonte per l’avvio dei primi impianti, precisando che si tratta di una stima basata sulle valutazioni disponibili e non di una data già definita.

SMR e AMR, le tecnologie al centro del ritorno del nucleare

Il programma italiano guarda soprattutto agli Small Modular Reactor e agli Advanced Modular Reactor, impianti di dimensioni inferiori rispetto alle grandi centrali tradizionali e progettati per utilizzare componenti modulari prodotti in fabbrica.

La scelta è coerente con la strategia europea sugli SMR e AMR. La Commissione europea punta ai primi progetti SMR nell’Unione nei primi anni Trenta e stima una capacità europea compresa tra 17 e 53 GW al 2050. La strategia COM(2026) 117 sottolinea però che lo sviluppo dipende da disponibilità di capitale, standardizzazione dei progetti, tempi autorizzativi, filiere industriali e coordinamento tra autorità nazionali.

La maturità commerciale costituisce quindi una delle variabili da seguire. La Commissione censisce oltre 120 progetti SMR nel mondo in differenti stadi di sviluppo, mentre Russia e Cina hanno già collegato alla rete i primi impianti classificati come SMR. In Europa l’obiettivo resta l’avvio dei primi progetti nel prossimo decennio.

Nuclitalia prepara la filiera industriale italiana

La componente industriale italiana ruota oggi soprattutto attorno a Nuclitalia, società costituita da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo per analizzare e selezionare le tecnologie nucleari avanzate più adatte al sistema energetico nazionale.

La società concentra l’attività iniziale sugli SMR di generazione III+ raffreddati ad acqua, con una prospettiva successiva sugli AMR di quarta generazione e, su un orizzonte più lungo, sulla fusione. Il lavoro comprende anche la ricerca di partnership industriali e programmi di co-design capaci di valorizzare fornitori, ingegneria e competenze presenti in Italia.

Per la filiera nazionale il mercato potenziale riguarda quindi un insieme ampio di attività: componentistica, ingegneria, sistemi elettrici, automazione, cybersecurity, materiali, manutenzione e servizi specializzati. La dimensione effettiva dipenderà dalle tecnologie selezionate e dalla quota di produzione che sarà localizzata in Italia.

Quanto può costare un SMR: il caso da 100 MW

Una delle prime simulazioni economiche dedicate al mercato italiano stima in circa 610 milioni di euro l’investimento per un SMR da 100 MW. Il dato proviene dall’analisi “Nucleare Italia 2026: la rotta per gli Small Modular Reactors” pubblicata da EY e deve essere considerato una simulazione, non il costo già definito di un futuro impianto italiano.

Parametro Scenario EY per SMR da 100 MW
potenza 100 MW
investimento stimato circa 610 milioni di euro
produzione annua oltre 700mila MWh
costo medio di produzione circa 107 euro/MWh
orizzonte considerato 25 anni di esercizio
rendimento potenziale oltre il 12% nelle ipotesi dello studio

Il valore di 107 euro/MWh non equivale certo al futuro prezzo pagato da famiglie o imprese. È solo un costo medio di generazione ottenuto con specifiche assunzioni su investimento, produzione, durata dell’impianto e utilizzo. Ma aiuta a farsi una prima idea. Finanziamento, costo del capitale, tempi di costruzione, eventuali ritardi e modello di remunerazione potrebbero modificare comunque (ed in misura rilevante) questa ipotetica stima.

Un’analisi di mercato condotta da EY per il periodo 2025-2026 rileva prezzi elettrici all’ingrosso (italiani compresi) – a seconda dei periodi considerati – tra circa 94 e 150 euro/MWh. La competitività di un futuro SMR dipenderà quindi dalla capacità di trasformare i vantaggi teorici della produzione modulare in costi industriali replicabili su più impianti.

Il PNIEC prevede 8 GW di nucleare al 2050

Lo scenario energetico nazionale assegna al nucleare una capacità di circa 8 GW al 2050, equivalente nel modello del PNIEC a circa l’11% della richiesta elettrica italiana. Il dato rappresenta uno scenario di pianificazione e non una capacità già programmata attraverso singoli progetti.

Nel PNIEC, il nucleare integra un sistema caratterizzato da una forte crescita di fotovoltaico ed eolico. Nello scenario con nucleare, il Ministero stima una minore necessità di produzione da gas naturale con cattura della CO2 e da bioenergie con CCS, oltre alla possibilità di utilizzare una parte della capacità nucleare in cogenerazione per fornire calore all’industria.

La dimensione del mercato sarebbe rilevante anche rispetto al sistema elettrico attuale. Terna indica per il 2025 un fabbisogno nazionale di 312,2 TWh, 51,8 TWh di importazioni e 4,9 TWh di esportazioni. Francia e Svizzera sono oggi tra le principali fonti dell’elettricità acquistata dall’estero.

La riduzione della dipendenza energetica è uno degli argomenti utilizzati a sostegno del nuovo programma nucleare. L’effetto effettivo sulle importazioni dipenderà però dal mix elettrico futuro, dallo sviluppo delle rinnovabili, dagli accumuli, dalle interconnessioni e dalla quantità di capacità nucleare che sarà realmente realizzata.

Confindustria sostiene il nuovo nucleare

Le reazioni del sistema economico e ambientale restano molto distanti. Dopo il voto definitivo del Senato, Confindustria ha associato il ritorno del nucleare a sicurezza energetica, competitività industriale e maggiore stabilità dei costi, indicando SMR e AMR tra le tecnologie su cui costruire la nuova filiera.

Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club contestano invece la sostenibilità economica e temporale del progetto e sottolineano che gli SMR non dispongono ancora di un mercato commerciale europeo maturo. Le associazioni ritengono inoltre che gli investimenti possano sottrarre risorse allo sviluppo di rinnovabili, reti e accumuli.

La stessa strategia europea sugli SMR riconosce alcuni dei fattori economici ancora aperti: accesso ai capitali, rischio tecnologico dei primi progetti, standardizzazione e autorizzazioni. Bruxelles considera però queste tecnologie una possibile componente della sicurezza energetica e della competitività industriale europea, affiancata alle fonti rinnovabili.

La roadmap del nucleare in Italia dal 2026 al 2050

La roadmap italiana combina passaggi già realizzati, stime governative e scenari di lungo periodo. Separarli consente di distinguere i progetti effettivamente avviati dagli obiettivi che dipendono ancora da tecnologia, investimenti e mercato.

Orizzonte Stato e obiettivo
2026 legge delega approvata; Nuclitalia sta selezionando le tecnologie; la strategia UE per SMR e AMR è già stata adottata
fine 2026 obiettivo dichiarato dal Governo per presentare i provvedimenti attuativi
entro il 2033 Commissione europea punta all’avvio dei primi progetti SMR nell’UE
2033-2034 orizzonte indicato dal ministro Pichetto Fratin per i primi impianti italiani, subordinato allo sviluppo dei progetti
2050 scenario PNIEC con circa 8 GW nucleari e copertura intorno all’11% della domanda elettrica nazionale

Il passaggio decisivo per il mercato sarà la trasformazione di questa roadmap in progetti finanziabili e replicabili. La legge rende possibile il nuovo quadro nazionale; la competitività economica del nucleare italiano dipenderà invece da tecnologia scelta, costo del capitale, dimensione della filiera, tempi di realizzazione e modello con cui saranno remunerati gli investimenti.