Taglio cuneo fiscale dopo 35mila euro: redditi beffati due volte

di Alessandra Gualtieri

Pubblicato 15 Novembre 2023
Aggiornato 18:29

Taglio cuneo fiscale sopra 35mila euro con effetti potenzialmente distorsivi e disparità di trattamento: quanto si perde se si sfora anche di un solo euro.

I calcoli UPB sull’impatto economico del taglio del cuneo fiscale combinato con la defiscalizzazione IRPEF per i primi due scaglioni hanno riacceso il dibattito sui limiti della norma: chi supera anche di un euro la soglia di reddito dei 35mila euro (parametrata su base mensile lorda) non accede al beneficio, che è “secco” e non progressivo.

Chi vi rientra, risparmia da 450 a 600 euro netti all’anno, chi sfora anche di un euro non guadagna nulla.

Cuneo fiscale oltre 35 mila euro: quanto si perde e cosa si rischia

Anche se diventasse permanente, dunque, la decontribuzione in busta paga alimenterebbe una certa disparità di trattamento e potrebbe persino avere effetti distorsivi, alimentando accordi per aggirare i limiti della norma o scoraggiando gli incrementi di stipendio.

L’aumento del salario lordo dovrebbe essere tale da compensare la perdita del beneficio. Come ha spiegato la presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) Livia Cavallari, in audizione sulla Manovra 2024:

da un lato indurrebbe un forte disincentivo al lavoro e, dall’altro, renderebbe più complesso il raggiungimento degli accordi di rinnovo contrattuale, questione che assume particolare importanza dopo l’erosione del potere d’acquisto prodotta dall’inflazione.

Per compensare la perdita del taglio del cuneo fiscale in busta paga, l’aumento lordo di stipendio dovrebbe essere pari ad almeno 2mila euro in corrispondenza della soglia dei 35mila euro.

Taglio cuneo fiscale fino 35 mila euro: chi ci guadagna di più

Come ormai ben noto, il taglio del cuneo fiscale nel settore privato si applica, calcolato mese per mese, su una retribuzione con:

  • imponibile previdenziale entro i 2.692 euro mensili lordi (35mila euro lordi annui di RAL), applicando uno sconto contributivo del 6%, per una trattenuta ridotta al 3,19%;
  • imponibile previdenziale entro i 1.923 euro mensili lordi (35mila euro lordi annui di RAL), applicando uno sconto contributivo del 7%, per una trattenuta ridotta al 2,19% (si tagliano sette punti).

La minore ritenuta applicata in busta paga (contributo FAP e IVS), si traduce in un incremento di stipendio netto fino a 100 euro lordi al mese.

Lo sgravio può spettare per un mese ma non per un altro: proprio perché, se si sfora anche di un solo  euro la soglia massima prevista, non si accede allo sconto.

CALCOLO STIPENDIO NETTO

Perchè questo può succedere? Perchè ogni mese l’imponibile previdenziale può variare in base ai giorni di lavoro effettivo che si sono svolti. Un meccanismo simile a quello del Bonus Renzi.

A quanto ammonta il taglio contributivo in busta paga

Lo sconto INPS scatta in maniera “secca” se si rientra nelle soglie indicate, tuttavia il suo importo diminuisce o aumenta in proporzione allo stipendio effettivo. In corrispondenza delle due soglie (rapportate su base mensile), il taglio massimo è il seguente:

  • gli imponibili di 25.000 euro risparmiano da 60 a 70 euro.
  • per imponibili di 35.000 euro risparmiano da 90 a 100 euro.

Nel “mezzo”, si collocano le retribuzioni intermedie, con risparmi contributivi proporzionali alle retribuzione lorde.