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Recovery Plan: giorni decisivi a Roma e in Europa

di Redazione PMI.it

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Vertice UE per il via libera al piano Next Generation EU e alla riforma del MES: Conte alle Camere, Recovery Plan in attesa di approvazione.

Il Recovery plan italiano è atteso a giorni, il Consiglio dei Ministri ne ha avviato l’esame mentre il premier, Giuseppe Conte, si prepara alla due giorni con il Consiglio Europeo, che deve superare lo scoglio del veto ungherese e polacco per l’avvio di Next Generation EU e approvare un pacchetto di riforme che comprende anche il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità.

Recovery Plan

Partiamo dal Recovery Plan. La strada resta in salita, sia sul fronte europeo sia su quello italiano, ma in entrambi i casi è comunque stata intrapresa. Non sono ancora noti i contenuti nel piano italiano per utilizzare i 209 miliardi messi a disposizione del Paese, ma il CdM ha iniziato ad esaminarlo della riunione dello scorso 7 dicembre.

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Gli obiettivi del Piano: sostenere le riforme e gli investimenti, anche in vista della transizione verde e digitale, agevolare una ripresa duratura, sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico, migliorare la resilienza delle economie dell’Unione e ridurre le divergenze economiche fra gli Stati Membri. Il tutto, sarà declinato attraverso specifiche iniziative con relativi capitoli di spesa: sanità, istruzione, infrastrutture, ambiente, digitale.

Al momento, però, oltre a mettere a punto il piano italiano, bisogna anche sbloccare definitivamente le risorse europee. Di questo, si prepara a parlare il Governo con i partner comunitari: «rimane urgente – ha sottolineato Conte, nella comunicazione alle Camere in vista del Consiglio Europeo – una soluzione che, dando attuazione all’accordo raggiunto in seno al Consiglio europeo del 21 luglio scorso, superi il veto ungherese e polacco e consenta quindi il tempestivo avvio di “Next Generation EU” e del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale. Porrò con la massima determinazione e urgenza l’esigenza che l’ambizioso programma di investimenti e riforme, finanziato con debito comune, per il quale l’Italia si è spesa fin dall’inizio della crisi pandemica, possa essere avviato nel più breve tempo possibile».

Conte definisce “storico” l’accordo raggiunto in Europa «sull’adozione di strumenti centrali per la ripresa sociale ed economica del continente e che rappresentano un profondo – aggiungo irreversibile – cambiamento di paradigma nelle politiche economiche dell’Unione». Per la prima volta l’Unione europea «si è fatta promotrice di politiche espansive, finanziate da strumenti di debito autenticamente europeo e orientate al raggiungimento di strategie condivise e obiettivi comuni», dando una risposta che supera l’austerity e il rigido criterio del contenimento del debito scelte invece negli scorsi anni nell’ambito di altre crisi, come quella del 2011.

MES

Il vertice del prossimo 11 dicembre discuterà anche il pacchetto di riforme approvato dall’Eurogruppo lo scorso 30 novembre, che comprende la riforma del trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). L’Italia è d’accordo sui passaggi già in via di definizione, come l’anticipo di due anni, al 2022, dell’introduzione del backstop comune al Fondo di Risoluzione Unico, nell’ottica della condivisione dei rischi a livello dell’Unione Economica e Monetaria, «evidentemente sulla base di una valutazione complessivamente positiva dello stato di salute del sistema bancario europeo e di quello italiano».

Ma su una serie di questioni di fondo, la posizione italiana resta immutata: Conte ritiene «che debbano essere riconsiderate in modo radicale struttura e funzione del MES», che va «trasformato in uno strumento completamente diverso», superando la natura di «accordo intergovernativo, legato a un paradigma che ritengo ormai obsoleto rispetto alle sfide che abbiamo davanti», e venendo invece inserito «nel quadro dell’intera architettura europea, anche al fine di assicurare un maggiore raccordo con le Istituzioni dell’Unione, che certamente offrono maggiori garanzie di trasparenza e di democraticità».

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