Tra la provincia italiana con la maggiore densità di imprese e quella con la minore il divario è di oltre due volte. La graduatoria della propensione a fare impresa elaborata dall’Area Studi e Ricerche della CNA e diffusa il 21 agosto 2026 colloca Prato al primo posto con 112,4 imprese ogni mille abitanti e il Sud Sardegna all’ultimo con 53,4. Negli altri territori la densità imprenditoriale segnala accesso al credito, dotazione infrastrutturale e struttura demografica prima ancora che vitalità produttiva.
In sintesi:
- 4,8 milioni di imprese attive in Italia con quasi 18,9 milioni di addetti;
- dimensione media di quattro occupati per impresa;
- media nazionale di 80,6 imprese ogni mille abitanti;
- 38,1% delle imprese e 43,3% degli addetti concentrati nelle 14 città metropolitane;
- crescita nell’ultimo decennio di circa 400mila imprese e quasi 2,8 milioni di addetti.
La classifica provinciale della densità di imprese
Prato guida la classifica dell’imprenditorialità con 112,4 imprese ogni mille abitanti, davanti a Milano con 110,6 e a Rimini con 105,5, mentre la media nazionale si ferma a 80,6. Il comunicato CNA pubblica le prime dieci e le ultime sette posizioni; le collocazioni intermedie sono state diffuse dalle strutture territoriali della confederazione.
| Provincia | Imprese ogni mille abitanti |
|---|---|
| Prato (1ª) | 112,4 |
| Milano (2ª) | 110,6 |
| Rimini (3ª) | 105,5 |
| Firenze (4ª) | 98,2 |
| Fermo (5ª) | 95,5 |
| Valle d’Aosta (6ª) | 94,3 |
| Padova (7ª) | 93,9 |
| Lucca (8ª) | 93,9 |
| Macerata (9ª) | 93,1 |
| Roma (10ª) | 92,1 |
| Bolzano (13ª) | 91,5 |
| Torino | 84,2 |
| Cuneo | 82,3 |
| Media Italia | 80,6 |
| Trento (48ª) | 80,2 |
| Verbano Cusio Ossola | 76,9 |
| Asti | 76,6 |
| Biella | 76,1 |
| Novara | 73,4 |
| Alessandria | 73,1 |
| Vercelli | 69,1 |
| Crotone | 58,9 |
| Siracusa | 58,9 |
| Taranto | 58,8 |
| Agrigento | 58,4 |
| Caltanissetta | 56,5 |
| Enna | 55,9 |
| Sud Sardegna (ultima) | 53,4 |
Le province ai vertici si concentrano in Toscana, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche, dove distretti industriali, filiere consolidate e una diffusa cultura del lavoro autonomo alimentano la natalità delle imprese. Il quadro complessivo conferma il carattere policentrico del sistema produttivo italiano, con una distribuzione dell’attività economica più equilibrata di quella dei principali Paesi europei, dove la concentrazione nei poli urbani maggiori è più marcata.
Densità simile ma strutture produttive opposte
Le prime due province della graduatoria distano meno di due punti tra loro e hanno tessuti produttivi che non si somigliano. Il primato di Prato nasce dal distretto tessile, dalla presenza capillare di microimprese, da una componente elevata di imprenditoria straniera e da una natalità aziendale sostenuta. Milano combina la vitalità manifatturiera storica con servizi avanzati, finanza, innovazione e startup, cioè con attività a maggiore intensità di capitale e di competenze.
Terza in classifica, Rimini deve la propria densità alla diffusione di turismo, commercio e servizi, comparti dove la soglia di ingresso è bassa e le unità produttive numerose.
Tre modelli di imprenditorialità diversi generano quindi valori di densità quasi identici, con implicazioni opposte su occupazione, patrimonializzazione e capacità di investimento.
Province intermedie nella media nazionale
Al di sopra della media nazionale di 80,6 si collocano Bolzano con 91,5 imprese ogni mille abitanti, tredicesima assoluta, seguita in area settentrionale da Torino con 84,2 e Cuneo con 82,3. Immediatamente sotto la soglia si trova Trento con 80,2, quarantottesima, distante dalla provincia autonoma confinante di oltre undici punti.
La fascia centrale della graduatoria mostra quanto sia compatta la distribuzione: tra Torino e Vercelli, che chiude la rilevazione piemontese con 69,1, la differenza è di quindici punti, contro i quasi sessanta che separano i due estremi nazionali. La dispersione dei valori si concentra quasi tutta nelle code, con il Centro-Nord manifatturiero in testa e le province meridionali interessate da spopolamento nelle ultime posizioni.
Divario al Sud tra credito, filiere e demografia
Le ultime sette posizioni della graduatoria sono occupate da province meridionali e insulari, con il Sud Sardegna a 53,4 imprese ogni mille abitanti, Enna a 55,9 e Caltanissetta a 56,5, seguite da Agrigento, Taranto, Siracusa e Crotone. Secondo la CNA incidono la minore presenza di filiere strutturate, la riduzione della domanda interna, le difficoltà di accesso al credito e una dotazione infrastrutturale insufficiente, ai quali si aggiungono spopolamento e invecchiamento della popolazione.
Sul fronte finanziario la leva pubblica principale per le imprese di minori dimensioni rimane il Fondo di Garanzia PMI, che copre una quota del finanziamento bancario e agisce sul merito creditizio delle aziende prive di garanzie reali. Per il presidente della CNA Dario Costantini la rete delle piccole imprese continua a rappresentare un presidio economico, sociale e occupazionale essenziale, soprattutto nei comuni lontani dai grandi centri, e la sua diffusione dipende anche dalla qualità delle istituzioni locali e dai tempi della burocrazia.
Densità e dimensione, i limiti della classifica
Il tasso di imprenditorialità misura quante imprese esistono ogni mille residenti e non quanto siano solide. Il denominatore è la popolazione residente, quindi nelle aree interessate da spopolamento il rapporto migliora anche quando il numero di imprese cala, purché cali più lentamente degli abitanti; nei bacini di pendolarismo verso un capoluogo vicino avviene l’opposto, con attività che servono un mercato più ampio della popolazione registrata.
Il confronto con la dimensione media d’impresa restituisce la parte mancante. Sul dato nazionale i quattro occupati medi derivano da 18,9 milioni di addetti distribuiti su 4,8 milioni di aziende, ma il valore oscilla sensibilmente sul territorio: Bolzano supera i cinque addetti per impresa, Arezzo si ferma sotto i quattro. Lo stesso segnale arriva dalle 14 città metropolitane, che concentrano il 38,1% delle imprese e il 43,3% degli addetti, uno scarto di oltre cinque punti che indica unità produttive mediamente più grandi rispetto al resto del Paese.
Chi valuta dove avviare o trasferire un’attività deve combinare i due indicatori. Una densità elevata associata a una dimensione media bassa segnala un mercato di microimprese, con concorrenza diffusa, barriere all’ingresso contenute e capacità di investimento limitata; una densità intermedia con dimensione media alta indica invece filiere più strutturate, dove il numero di operatori è minore e il capitale impiegato per unità produttiva più consistente.