Rischio IVA al 25%: trema il mercato

di Noemi Ricci

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In Italia si riaffaccia il rischio di un aumento IVA che potrà arrivare fino al 25% nel 2021 con l'aliquota agevolata al 13% con ripercussioni pesanti per consumi ed economia, speranze riposte nel nuovo Esecutivo.

È un periodo di incertezza in Italia, a partire dalla battaglia politica per la formazione del nuovo Governo, fino ad arrivare a rischio di aumento IVA al 25%. A risentirne gravemente sarebbero i consumi e di conseguenza l’intera economia italiana.

Aumenti IVA

In assenza di una manovra che scongiuri tale rischio, infatti, l’imposta sul valore aggiunto potrebbe subire, dal 1° gennaio 2019, i seguenti aumenti:

  • l’aliquota ridotta potrebbe salire dal 10% all’11,5%. Nel 2020 si passerebbe poi al 13%;
  • l’aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 24,2%, poi arrivare al 25% nel 2021.

Manovra contro l’aumento IVA

Per evitare di far salire ulteriormente l’imposta sul valore aggiunto servirebbero 12,5 miliardi di euro per il 2019 e 19,1 miliardi per il 2020. Ma oltre al nodo risorse il problema più grande risiede nella mancanza di un Esecutivo stabile nel nostro Paese che possa approvare una manovra un grado di trovare le risorse necessarie per evitare l’aumento IVA mediante provvedimenti di spending review e per il recupero delle risorse.

L’allarme dei mercati

L’eventuale aumento IVA preoccupa, e non poco, i mercati italiani: si stima che un aumento dell’IVA al 25% possa causare contrazioni importanti per i mercati, ad esempio del 2-10% per quello delle auto. Ripercussioni gravi si avrebbero anche sul mondo del lavoro ovviamente, con un calo dell’occupazione dovuta alla minore produzione e liquidità delle imprese.

Preoccupazione è stata espressa anche dalla Coldiretti:

Con la ripresa dei consumi ancora incerta occorre scongiurare il previsto aumento dell’Iva per non cadere in una pericolosa fase di recessione.

Il pericolo dell’aumento dell’IVA  riguarda beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie. La spesa alimentare è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi ed è quindi un elemento importante per la ripresa dell’economia.

Sulla stessa linea di pensiero si è espresso il presidente Federauto, Adolfo De Stefani Cosentino:

Siamo molto preoccupati per il protrarsi dell’impasse sulla formazione del nuovo Governo. Ci uniamo alle dichiarazioni già espresse dal Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sulla imprescindibile necessità di disinnescare le clausole di salvaguardia che porterebbero un aumento dell’aliquota IVA al 25%. Il nostro settore ne sarebbe colpito in modo pesantissimo: vale la pena ricordare che detto aumento, misurato sul valore medio delle vetture vendute, comporterebbe un incremento del prezzo di circa 630 euro a veicolo.