Rapporto ILO: austerity frena occupazione, allarme PMI

di Barbara Weisz

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Disoccupazione in Italia ed Europa: troppo rigore peggiora la crisi e minaccia nuova recessione, report ILO (ONU) alla vigilia del primo maggio.

Cinquanta milioni di posti di lavoro persi nel mondo dall’inizio della crisi ad oggi e un tasso di disoccupazione media del 6,1% (stimato a 6,3% nel 2013). In questo quadro a tinte fosche l’Italia fa persino peggio: disoccupazione al 9,7% e trend negativo per tutti gli indicatori relativi al lavoro all’insegna di una crisi che tocca da vicino le PMI (già afflitte dai noti problemi di accesso al credito che frenano investimenti e crescita) : sono le principali evidenze del report ILO (l’Organizzazione Internazionale del Lavoro dell’ONU), sul mondo del lavoro 2012: “Betters jobs for a better economy“, lavori migliori per un’economia migliore.

Crisi del lavoro: scenario internazionale

Il rapporto delle Nazioni Unite analizza la crisi del mondo del lavoro individuandone le piaghe più drammatiche:

  • disoccupazione di lunga durata (oltre il 40% di chi cerca lavoro è senza occupazione da oltre un anno).
  • disoccupazione giovanile (in aumento nell’80% dei paesi più sviluppati e nei 2/3 di quelli emergenti)

Lo studio punta il dito contro le politiche economiche concentrate sull‘austerità fiscale piuttosto che sul rilancio dell’occupazione.  Una scelta che, sottolinea il report, in diversi casi non è stata utile a risanare i conti ma in compenso ha aggravato la crisi del lavoro. Il focus di «molti paesi dell’Eurozona sul rigore fiscale sta aggravando la crisi occupazionale e potrebbe addirittura portare a una nuova recessione in Europa».

Gli unici sei paesi industrializzati che dal 2007 ad oggi hanno aumentato l’occupazione sono Austria, Germania, Israele, Lussemburgo, Malta e Polonia.

Crisi del lavoro in Italia

Secondo la scheda del report dedicata all’Italia: il tasso di occupazione a fine 2011 indicava 56,9% (sotto i livelli pre-crisi) mentre la disoccupazione in Italia (9,7%) saliva dell’1,9% sul 2010 (al top da 10 anni), risultando in termini reali anche più alta  considerando anche i lavoratori in cassa integrazione (che formalmente non risultano disoccupati).

  • La disoccupazione giovanile al 32,6% è più che raddoppiata dal 2008.
  • I disoccupati di lunga durata (51,1% del totale, sopra la media mondiale).
  • I Neet (giovani che non studiano, nè lavorano o frequentano corsi di formazione) sono 1,5 milioni.

Peggiora anche la qualità del lavoro: aumento dei contratti precari, con il tempo determinato e il part-time rispettivamente al 13,4% e al 15,2% dell’occupazione totale.

Il part-time nella metà dei casi è imposto, percentuale che sale al 68% per il tempo determinato. Anche questo è un trend internazionale: il part-time involontario è cresciuto in due terzi delle economie avanzate, il tempo determinato in oltre la metà di queste economie.

SOS PMI

Il report sottolinea che «l’Italia è entrata nella seconda fase di recessione consecutiva dall’inizio della crisi globale», la crisi è aggravata dal fatto che gli stipendi crescono meno dell’inflazione, le varie misure di austerità decise «rischiano di alimentare ulteriormente il ciclo della recessione e di rinviare ancora l’inizio della ripresa economica e il risanamento fiscale».

C’è addirittura una specifico riferimento ai problemi delle PMI, che «nonostante le importanti immissioni di liquidità da parte della Banca Centrale Europea (BCE)» nella maggior parte dei casi devono «fare i conti con maggiori difficoltà di accesso al credito bancario mentre aumentano i tassi di interesse». A questo, «si aggiungono i problemi tradizionali della pesantezza amministrativa» Risultato: «l’accesso limitato al credito, insieme alle incertezze nel mercato europeo, contribuisce a ridurre gli investimenti privati, con conseguenze negative sulla ripresa del mercato del lavoro».

E allora, fra le priorità, bisogna favorire gli investimenti che creano occupazione, pensando in particolare proprio alle PMI «che forniscono la stragrande maggioranza dei posti di lavoro» e «hanno bisogno di maggiori possibilità di finanziamento». È quindi importante «far sì che le immissioni di liquidità da parte della BCE si traducano in maggiori opportunità di credito» e «andrebbero snellite le procedure amministrative e accorciati i tempi di pagamenti della pubblica amministrazione».

Misure anti-crisi

Altre misure anti-crisi consigliate dal report sempre orientate a un miglior equilibrio fra risanamento fiscale (che comunque viene definito fondamentale in un paese con il secondo debito pubblico più alto della UE) e rilancio dell’occupazione:

  • Bilanciare meglio austerity e crescita, anche stimolando la domanda interna con investimenti pubblici, riducendo il divario fra stipendi, inflazione e produttività e puntando su dialogo sociale e contrattazione collettiva.