L’avviso comune firmato dalle principali associazioni datoriali e da Cgil, Cisl e Uil riporta ancora una volta la previdenza complementare nel confronto tra Governo, imprese e sindacati. La richiesta riguarda questa volta la nuova portabilità nei fondi pensione aperti e PIP del contributo datoriale, prevista dalla Manovra dal 31 ottobre: per le parti sociali, il trasferimento dovrebbe essere ammesso soltanto quando il CCNL di riferimento lo prevede in modo espresso.
Portabilità del contributo datoriale
La posizione delle parti sociali si inserisce nella riforma introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, che ha modificato il Decreto legislativo 252/2005 eliminando il richiamo ai limiti e alle modalità fissati da contratti o accordi collettivi per il trasferimento della posizione individuale. La conversione in legge del Decreto PNRR ha poi rinviato l’avvio della nuova disciplina dal 1° luglio al 31 ottobre 2026.
La questione riguarda la quota versata dal datore di lavoro nei fondi pensione di categoria. L’avviso comune sostiene che questa contribuzione nasce da un equilibrio definito dalla contrattazione collettiva e, per questo, dovrebbe seguire il lavoratore verso una forma pensionistica privata soltanto in presenza di una clausola contrattuale esplicita.
Le clausole nei contratti collettivi
L’allegato all’avviso comune propone una formulazione da inserire nei contratti collettivi per legare l’obbligo contributivo aziendale all’iscrizione al fondo pensione negoziale di riferimento. In questa impostazione, il datore di lavoro versa la propria quota per i lavoratori iscritti al fondo previsto dal CCNL, per tutta la durata dell’iscrizione.
La richiesta apre quindi una fase di confronto tra parti sociali e istituzioni sulla nuova disciplina della portabilità del contributo datoriale. Il nodo politico e contrattuale riguarda l’equilibrio tra libertà di scelta del lavoratore, ruolo dei fondi negoziali e sostenibilità del welfare previdenziale costruito attraverso i contratti nazionali.
Fondi negoziali come welfare contrattuale
Il documento valorizza i fondi pensione negoziali come parte del welfare contrattuale costruito dai CCNL. Secondo l’avviso, questi strumenti raccolgono oltre 4,5 milioni di iscritti e più di 81 miliardi di patrimonio, con un ruolo previdenziale collegato alla contrattazione nazionale e alla bilateralità tra imprese e sindacati.
Stop ai privilegi per i fondi più costosi
Le parti richiamano l’attenzione anche sui dati Covip relativi all’Indicatore sintetico di costo, pari in media allo 0,36% su 35 anni per i fondi negoziali, contro l’1,23% dei fondi aperti e l’1,82% dei PIP. Una differenza che, nel lungo periodo, può incidere sul capitale previdenziale accumulato dal lavoratore.
Sanzioni e governance dei fondi sotto esame
Un altro fronte riguarda il regime sanzionatorio introdotto dalla Legge di Bilancio 2026. Imprese e sindacati chiedono che le nuove regole tengano conto della natura dei fondi negoziali, enti senza scopo di lucro istituiti dai contratti collettivi e amministrati con una governance paritetica tra rappresentanze dei lavoratori e parti datoriali.
La richiesta è orientata a criteri di proporzionalità e sostenibilità economica, per evitare che l’aumento dei costi collegati alla vigilanza e alle sanzioni finisca sulle posizioni individuali degli iscritti. Il documento conferma comunque il sostegno a un sistema di controllo credibile sui fondi pensione.
Fiscalità più favorevole per rafforzare le adesioni
L’avviso comune sollecita infine un ulteriore confronto con le istituzioni per rafforzare la fiscalità della previdenza complementare.
Dopo l’aumento della soglia di deducibilità dei versamenti ai fondi pensione (portata dal 2026 a 5.300 euro annui), le parti chiedono misure più favorevoli sulle prestazioni, una riduzione della tassazione sui rendimenti e benefici per gli investimenti dei fondi nell’economia reale.
In ultima analisi, la richiesta delle parti sociali punta a rendere più attrattivo il secondo pilastro previdenziale, soprattutto per giovani, lavoratori con redditi bassi e carriere discontinue.