A partire dal 1° luglio 2026, i lavoratori iscritti alla previdenza complementare di categoria avranno la possibilità di trasferire la contribuzione da un fondo pensione all’altro con maggiore libertà rispetto alla normativa attuale. Il potenziamento della portabilità dei fondi pensione è stato inserito nella Legge di Bilancio 2026 ma non mancano le preoccupazioni sugli “effetti a catena” di questa riforma. Proposte di modifica, infatti, arrivano da forze politiche sia di maggioranza che di opposizione, tutte mirate a posticipare la data di entrata in vigore. L’obiettivo sarebbe quello di concedere più tempo al mercato per assestarsi e garantire una transizione senza problematiche.
Portabilità senza vincoli per i fondi di categoria
La novità, contenuta nel comma 202 della Legge di Bilancio, modifica il Decreto Legislativo 252/2005, eliminando l’attuale vincolo sulla portabilità delle contribuzioni. Le forme pensionistiche integrative, infatti, sebbene non possano contenere clausole limitative del diritto alla portabilità, finora hanno previsto limiti e modalità specifiche, stabilite dai contratti o accordi collettivi, anche aziendali.
La misura prevista dal 1° luglio 2026 consente agli iscritti ai fondi pensione di categoria di trasferire (sempre dopo un minimo di due anni) la contribuzione a carico del lavoratore (inclusa quella relativa al TFR) senza i vincoli contrattuali imposti dai fondi stessi. Il nuovo sistema concede in pratica maggiore autonomia ai lavoratori, permettendo loro di spostare non solo la contribuzione personale ma anche i contributi a carico del datore di lavoro.
Con la riforma, dunque, il richiamo ai limiti contrattuali è eliminato, per cui basta la volontà del lavoratore per esercitare il diritto alla portabilità anche del TFR e dei contributi a carico del datore di lavoro. Con un rischio evidente per i fondi “abbandonati”.
Le principali categorie interessate dalla norma sono i lavoratori che versano ai fondi previdenziali previsti dalla contrattazione collettiva, come ad esempio Cometa per i metalmeccanici, Fon.chim per i lavoratori della chimica, e Priamo per i trasporti. La portabilità, che prima era vincolata da specifici accordi collettivi, ora diventa un diritto di ogni lavoratore che può scegliere liberamente di trasferire la propria posizione previdenziale.
Emendamenti al Milleproroghe sui fondi pensione
Una proposta di modifica di Forza Italia chiede di spostare la scadenza della portabilità tra fondi negoziali senza vincoli al primo gennaio 2027. I deputati azzurri chiedono di rinviare anche altre le novità sulle somme accantonate alla previdenza complementare. Compresa la nuova opzione di rendita a durata definita.
Un altro emendamento a prima firma di Maria Cecilia Guerra, del PD, propone una proroga di un anno, quindi al luglio 2027. La motivazione: trattandosi di una norma destinata ad avere un impatto considerevole sulla previdenza complementare, i deputati di opposizione ritengono corretto prevedere una fase di preparazione che consenta l’adeguamento dei processi. Anzi, Guerra si esprime anche a favore di un dibattito che possa alla fine portare all’eliminazione della norma, che indebolisce i fondi negoziali.
Riforma previdenza complementare: entrata vigore in bilico
Se la norma verrà applicata a partire dal 1° luglio 2026, la possibilità di portare i contributi e il TFR in un nuovo fondo pensione darà sì ai lavoratori più opzioni per scegliere la previdenza più adatta alle proprie esigenze, ma metterà anche in difficoltà il mercato della previdenza. L’esito della discussione politica e degli emendamenti al Milleproroghe sui tempi di attuazione determinerà quindi se e come questa nuova opportunità verrà messa in atto.