La Legge di Bilancio innalza il tetto di deducibilità dei versamenti alla previdenza integrativa. A partire dal periodo d’imposta 2026 diventano deducibili dal reddito fino a un importo di 5mila 300 euro rispetto al precedente limite di 5mila 164,57 euro.
La novità è contenuta nel comma 201 della Manovra e produrrà i primi effetti sulla dichiarazione dei redditi 2027.
Deducibilità contributi fondi pensione
La nuova soglia di deducibilità per le somme destinate alla pensione complementare riguarda i contributi versati in prima persona oppure dal datore di lavoro. Quelli obbligatori, ossia destinati al primo pilastro previdenziale, restano interamente deducibili, senza limiti di importo.
Intervenendo sull’articolo 8, comma 4, del dlgs 252/2005, da un lato resta la formulazione originaria – in base alla quale «i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro o committente, sia volontari sia dovuti in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali, alle forme di previdenza complementare, sono deducibili, ai sensi dell’articolo 10 del TUIR, dal reddito complessivo per un importo non superiore ad euro 5.164,57» – ma dall’altro viene aggiunto che a decorrere dal periodo d’imposta 2026, il limite è innalzato a euro 5mila 300 euro.
Il nuovo calcolo per il bonus di deducibilità
Viene conseguente corretta anche la regola per i lavoratori che, in seguito alla prima occupazione, hanno i requisiti per dedurre dal reddito una quota più alta per compensare i versamenti dei primi cinque anni di iscrizione.
Questi iscritti, se la prima occupazione è successiva al 2007, nei 20 anni successivi ai primi 5, devono calcolare il totale teoricamente deducibile nei primi cinque anni (con i precedenti tetti, era pari a 25mila 822,85 euro), sottrarre quanto effettivamente portato in deduzione fiscale nelle relative dichiarazioni e calcolare in questo modo l’importo del bonus di deducibilità che possono utilizzare nei successivi 20 anni.
La norma prima era calibrata sul tetto di deducibilità di 5mila 164,57 euro. Ora viene semplicemente coordinata con il nuovo limite, per cui il limite è pari all’ammontare complessivo dei contributi deducibili nei primi cinque anni di partecipazione ma non effettivamente versati, e comunque per un importo non superiore alla metà del predetto limite annuo. In pratica, il limite annuo si calcola prendendo come riferimento il vecchio tetto di 5mila 164,57 euro per gli anni d’imposta fino al 2025, e quello nuovo di 5mila 300 euro per i successivi.
Il capitolo sui fondi pensione in Manovra 2026
Ricordiamo che questa non è l’unica disposizione sulla previdenza integrativa contenuta in manovra 2026. Ci sono anche un rafforzamento del meccanismo di silenzio assenso per i neo assunti, l’innalzamento dal 50 al 60% della percentuale di montante accumulato che può essere versato sotto forma di capitale, e l’introduzione di una nuova rendita a durata definita.