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Imprese e responsabilità sociale: cresce il volontariato di competenza

di Teresa Barone

15 Aprile 2026 10:35

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Aumentano le imprese che mettono le competenze dei dipendenti al servizio degli Enti del Terzo Settore con il volontariato di competenza, grazie anche alla leva fiscale.

Il rapporto tra imprese e Terzo Settore entra in una fase più strutturata. Secondo Unioncamere, nel 2026 oltre 75mila aziende hanno promosso iniziative di volontariato e 2.950 hanno scelto la formula più impegnativa, il volontariato di competenza, mettendo a disposizione degli enti sociali il lavoro qualificato dei propri dipendenti.

Volontariato di competenza in crescita tra le imprese

Nel dato diffuso da Unioncamere si legge una svolta precisa. L’impresa non si limita a sostenere il territorio con donazioni o iniziative occasionali ma trasferisce competenze professionali che per molte organizzazioni del sociale restano difficili da acquistare sul mercato.

Digitale, marketing, area legale, pianificazione e supporto amministrativo sono i campi in cui il contributo dei dipendenti può incidere di più. È qui che il welfare aziendale incontra la dimensione esterna dell’impresa e si salda con la sostenibilità sociale. Per il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli:

il volontariato di competenza è una forma di cittadinanza attiva in cui si mette a disposizione della comunità non solo il proprio tempo, ma l’intero bagaglio professionale, tecnico e specialistico.

I servizi avanzati alle imprese trainano il fenomeno

Tra i comparti più coinvolti figurano i servizi avanzati alle imprese. Il quadro è coerente con le rilevazioni Excelsior già diffuse da Unioncamere, che collocavano il volontariato di competenza soprattutto nei servizi e, in particolare, nei comparti ICT, consulenza e servizi finanziari e assicurativi.

La lettura del dato va tenuta sul piano giusto. Non significa che il fenomeno riguardi solo le aziende del terziario, ma che le competenze più facilmente trasferibili agli enti del sociale sono quelle che rafforzano organizzazione interna, comunicazione, raccolta fondi e transizione digitale.

Per gli enti sociali il valore sta nel know-how

Il volontariato di competenza ha un peso diverso dal volontariato tradizionale. Un affiancamento su processi, strumenti digitali, tutela legale o amministrazione può lasciare effetti durevoli anche dopo la chiusura del progetto, aiutando l’ente a lavorare meglio e a reggere fasi di crescita o di riorganizzazione.

Nell’attuale quadro fiscale del Terzo Settore in forte evoluzione, questo tipo di supporto pesa ancora di più. Per molte realtà di piccole dimensioni, reperire all’esterno professionalità specialistiche resta infatti costoso e difficile.

La deduzione fiscale resta poco conosciuta

Accanto al profilo sociale c’è poi una leva fiscale da non sottovalutare. L’articolo 100, comma 2, lettera i) del Tuir consente la deduzione, entro il limite del 5 per mille delle spese per lavoro dipendente, dei costi relativi ai lavoratori a tempo indeterminato impiegati in prestazioni di servizi rese a favore delle Onlus.

Molte aziende non conoscono ancora questa possibilità. Già nel 2023 Unioncamere aveva rilevato che il 61,6% delle imprese con più di 50 dipendenti che non adottavano il volontariato di competenza dichiarava di non conoscere affatto la norma. Si spiega anche per questo il divario tra l’interesse crescente verso il modello e la sua diffusione ancora limitata rispetto al numero complessivo delle imprese che potrebbero adottarlo.