C’è una fascia demografica – composta da persone indicativamente tra i 35 e i 55 anni – che si trova “schiacciata” tra due responsabilità di cura: da un lato verso i genitori alle prese con le difficoltà della terza o quarta età, dall’altro i figli, piccoli o comunque non ancora autonomi. Questa situazione, aumentando il rischio di stress e burnout, ha ripercussioni anche sulle loro carriere professionali e sul modo in cui affrontano la giornata di lavoro.
Un fenomeno sempre più diffuso
Questo fenomeno in Italia dipende innanzitutto da un fattore demografico: con il progressivo aumento dell’aspettativa di vita e una diminuzione delle risorse assistenziali, statali e non, i figli sono chiamati a farsi carico dei genitori anziani.
Queste stesse persone si ritrovano tuttavia a gestire contemporaneamente la responsabilità della cura dei figli, in parte a causa dell’avanzamento dell’età media alla nascita dei primogeniti, in parte per la crescita delle carriere professionali.
I servizi dedicati alla genitorialità sono pochi o costosi, mentre le persone giovani tendono a rendersi indipendenti a un’età sempre più avanzata, rimanendo in carico alla famiglia per più tempo: tutte dinamiche che ricadono su Millennial e Gen X.
La ricerca di un equilibrio tra la carriera e le mansioni di supporto familiare diventa quindi un fattore con un peso rilevante, sia finanziario sia psicologico.
Le difficoltà per chi lavora
Il peso di queste doppie responsabilità ha un impatto tangibile non soltanto nella vita personale dell’individuo, ma anche su quella lavorativa.
Le pressioni psicologiche e l’onere di responsabilità a cui sono sottoposti gli appartenenti a queste generazioni possono aumentare lo stress e rendere più inclini a episodi di burnout. Questo si accompagna spesso a una riduzione della performance e a una produttività più bassa, dovute al carico eccessivo di incombenze.
Il numero di impegni familiari può inoltre influenzare il modo con cui ci si rapporta al lavoro e all’organizzazione del tempo. Dalla richiesta di flessibilità alla riduzione dell’orario, fino alla rinuncia a opportunità di crescita o all’abbandono della professione, sono diverse le scelte adottate per mantenere un equilibrio tra lavoro e famiglia.
L’impatto sull’organizzazione
Anche dal punto di vista aziendale, questo carico di responsabilità assume un peso rilevante.
All’interno di un’organizzazione, la fascia d’età tra i 35 e i 55 anni è centrale sotto molti aspetti, a partire dalla maturità professionale che la caratterizza.
Il valore apportato all’azienda da queste persone è elevato, sia in termini di competenze sia di capacità di leadership costruite nel tempo.
Il loro abbandono del mercato del lavoro rappresenta quindi una perdita rilevante. Il benessere di questa fascia diventa una questione strategica per il management, chiamato a supportarli sia nel percorso professionale sia nella vita personale.
Generazione della cura e azienda: come supportare i dipendenti
A oggi, il tema della generazione “schiacciata” non è considerato un elemento critico e sistemico da parte degli enti pubblici. Le due responsabilità di cura vengono spesso trattate separatamente, senza considerare che ricadono sulla stessa persona.
Ignorando queste esigenze specifiche, non vengono attivate misure dedicate.
In questo contesto può intervenire l’azienda, offrendo sostegno attraverso un’offferta di welfare integrato. Anche nelle realtà medio-piccole, una strategia ben costruita consente di coprire diverse aree di bisogno, integrando i benefit aziendali con quelli pubblici e degli enti bilaterali.
Sviluppando soluzioni in grado di supportare i talenti non solo come dipendenti ma come individui, si rafforzano attraction e retention. Per rispondere a esigenze complesse come la doppia responsabilità di cura serve un sistema integrato capace di intercettare i bisogni reali delle persone, con benefici sia per chi lavora sia per l’organizzazione.